Star Trek Discovery: Guerra, Roddenberry e Funghi Spaziali nella conferenza stampa del SDCC17 |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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lunedì 24 luglio 2017

Star Trek Discovery: Guerra, Roddenberry e Funghi Spaziali nella conferenza stampa del SDCC17

La conferenza stampa di Discovery al SDCC17 - TG TREK Notizie, Novità, News da Star Trek



Dopo aver incontrato i fan alla Comic-Con di San Diego, il cast di Star Trek: Discovery ha partecipato alla conferenza organizzata per i giornalisti dove sono emersi altri particolari sulla serie e sulla produzione.

Rispetto alla prima uscita pubblica con i fan, stavolta le domande hanno riguardato più le curiosità dal dietro le quinte che le anticipazioni su quello che vedremo nella nuova serie. Tuttavia un altro tassello è venuto fuori ugualmente e sembra che in Discovery soffieranno venti di guerra.



Hanno preso parte alla conferenza stampa Sonequa Martin-Green (Burnham), Jason Isaacs (Lorca), Doug Jones (Saru), Shazad Latif (Tyler), Mary Wiseman (Tilly), Anthony Rapp (Stamets), James Frain (Sarek) e Rainn Wilson (Mudd). A rispondere alle domande dei giornalisti sono stati anche i produttori esecutivi Alex Kurtzman, Gretchen J. Berg, Aaron Harberts, Heather Kadin, e Akiva Goldsman.


Con Discovery si andrà in guerra

Nel nuovo trailer mostrato sabato scorso sentiamo il Capitano Lorca pronunciare la battuta: "Ha aiutato a cominciare una guerra, non vuole aiutarmi a porvi fine?"

Il fatto che un conflitto possa essere la trama di ampio respiro che coprirà tutto l'arco della prima stagione è una questione sollevata più volte durante la conferenza. Una prima volta quando Alex Kurtzman ha risposto su come intendano bilanciare ciò che sappiamo della Serie Originale con i nuovi elementi presenti in Discovery:

Per prima cosa, se c'è un elemento distintivo dell'ideale roddenberriano è la visione ottimistica del futuro. Ha immaginato un mondo dove tutte le specie, tutte le razze, si adoperano in uno sforzo comune per rendere migliore non solo il nostro mondo, ma il mondo di tutti. Questo è qualcosa che Star Trek non può perdere, altrimenti rimarrebbe senz'anima. Detto questo... viviamo in un'epoca differente. Ogni giorno vediamo le notizie che arrivano e sappiamo quanto è difficile conviverci.

Penso che oggi più che mai Star Trek serva da promemoria per ricordarci chi siamo e che possiamo essere migliori di così. Star Trek è sempre stato uno specchio dei tempi e adesso la domanda è: come fai a preservare e proteggere ciò che rappresenta la Flotta Stellare in tempi difficili come quelli di guerra? E a fare, nonostante questo, ciò che va fatto in tempi di guerra? E' un problema molto interessante e con un grande potenziale drammatico. E' anche molto appropriato, per il mondo in cui stiamo vivendo oggi.



Sempre Kurtzman ha nuovamente citato una guerra rispondendo a chi gli chiedeva come lo show intenda superare certe resistenze.


Non vogliamo dimostrare una tesi o, al contrario, non prendere posizione; non è quello che vogliamo fare col nostro lavoro. Però, affrontano problemi reali nel mezzo di una guerra e il più grande contributo che Roddenberry ha fornito, nello sviluppo delle relazioni interraziali, è stato quello di non discutere le questioni ma mostrarle e basta. Ed è esattamente ciò che facciamo anche noi.



Anche Rainn Wilson ha fatto riferimento ad una guerra, rispondendo a chi gli chiedeva come è stato mettersi nei panni di un personaggio così noto, come Harry Mudd:


Rainn Wilson al SDCC17 - TG TREK Notizie, Novità, News da Star Trek
Rainn Wilson al SDCC17
E' incredibile poterlo interpretare... sono cresciuto guardando la Serie Originale. Ricordiamoci che in questo particolare universo la Federazione e la Flotta Stellare stanno attraversando un periodo buio con questa guerra, quindi è un contesto in cui non è esattamente il caso di avere molti episodi con personaggi strampalati, come accadeva nella Serie Originale o in The Next Generation, anche se una delle cose più belle di Star Trek è proprio che alcuni episodi sono quasi delle commedie.








Star Trek: Discovery sarà cruda come The Walking Dead (almeno un po')


Un giornalista ha chiesto a Sonequa Martin-Green come è stato per lei passare da uno show molto "crudo" come The Walking Dead a Star Trek: Discovery. L'attrice ha risposto che in realtà le due serie hanno molto in comune.

Sonequa Martin-Green al SDCC17 - TG TREK Notizie, Novità, News da Star Trek
Sonequa Martin-Green al SDCC17
Penso che la potenza delle storie abbia un ruolo di primo piano nella nostra società. Per noi significano moltissimo, ci coinvolgono, ci cambiano, ci ispirano. Sono passata da una serie con una narrazione ricca e dinamica ad un'altra serie con una narrazione ricca e dinamica, con un gruppo di persone davvero stellare, qui presenti e non.

Io ritengo che tutte le storie di qualità siano in realtà "crude", perchè la vita stessa lo è. Quindi, da questo punto di vista, non vedo tutte queste differenze. Certamente parliamo di un contesto diverso. Credo che la complessità della storia e la dinamicità nelle relazioni fra i vari personaggi, credo che tra le cose che mi piacciono di più ci sia questa impostazione della serie per cui si impara per convinzione e non per imposizione. E' uno dei pilastri portanti di Star Trek e ci insegna a non rinnegare chi siamo, per imparare a conoscerci.

E' un concetto toccato anche in The Walking Dead e lo è anche qui, in un modo unico che onora questa pesante eredità senza rinunciare a portarla al livello successivo.



Preservare l'ideale di Roddenberry

Molte volte, durante la conferenza, è stato toccato il tema della visione originaria che aveva Roddenberry per la sua serie. Akiva Goldsman ha detto in proposito:

Credo che siamo tutti perfettamente consci dell'eredità della serie, e ciò che la rende unica in questo contesto è il grande amore che tutti quanti noi nutriamo per tutto ciò che ci ha preceduto. Abbiamo già detto come Star Trek sia una famiglia. Dire che la creazione di questa versione di Star Trek abbia anch'essa una connotazione familiare sarebbe corretto.

Contrariamente ad ogni mia esperienza passata, in questo gruppo nessuno storce il naso di fronte all'impegno altrui. C'è una decisa consapevolezza di essere coloro che raccoglieranno il testimone e che lo passeranno ad altri. E' un privilegio spaventoso che nessuno di noi prende alla leggera.



Jason Isaacs spiega cos'è per lui il cuore di Star Trek.

Le storie originali degli anni '60 sono state raccontate durante un periodo di forti tumulti nel campo dei diritti civili. E tutti facevano il tifo per quella visione del futuro creata da Gene Roddenberry in cui le persone avrebbero trovato una soluzione ai loro problemi dipanando le differenze tra i popoli, in un momento in cui nel mondo vero le divisioni aumentavano e si arretrava invece di andare avanti.

Quindi, si, per me i gadget sono divertenti, i set sono grandiosi e sono sicuro che potremo sparare tutti i fuochi d'artificio che potete desiderare, ma quello che conta davvero è ciò che stiamo mettendo sul piatto, la fuori, ed il fatto che stiamo mostrando alla prossima generazione come vorremmo evolvere come pianeta, piuttosto di come potremmo diventare.


Un reporter ha chiesto in che modo la serie potrebbe attirare il pubblico Latino Americano.
Goldsman ha risposto ampliando il discorso alla "diversità" più in generale:

Siamo obbligati a mostrare un universo dove la parola "diversità" è diventata troppo semplice per descriverlo. Siamo obbligati a mostrare la complessità, le differenze culturali, le differenze biologiche, le differenze in ciò che ci piace e che vogliamo includere. Sono tutti concetti su cui è stato costruito Star Trek. E noi li ricerchiamo.

Siamo dell'idea che il nostro abbraccio debba essere il più inclusivo possibile, perché la missione della serie è essere inclusiva. Quindi, siamo veramente molto motivati in questo e vi accorgerete, man mano che andremo avanti, che tutto questo non è fatto a caso.



Una narrazione fortemente serializzata

Akiva Goldsman sottolinea uno degli elementi dove Discovery si distanzia di più dalle altre serie:

Abbiamo la possibilità di fare qualcosa praticamente mai tentato in Star Trek, che è la serializzazione.

Non è solo perché la linea di demarcazione tra una produzione TV e una produzione cinematografica è ormai molto sfumata, ma perché i due campi si sono praticamente invertiti... la TV è diventata qualcosa con un fattore esteso. E' diventata profonda, ampia, narrativamente complessa. Quello che vogliamo fare - dato che il pubblico televisivo non ha più bisogno di reset episodici - è di portare questi personaggi in viaggio, allo stesso modo in cui la nave li portava all'avventura nel corso delle serie originali.

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Sonequa Martin-Green commossa di aver ricevuto il testimone

A Sonequa Martin-Green è stato chiesto come si sente ad avere la possibilità di portare avanti il testimone di una serie come Star Trek, con riferimento particolare all'eredità di Nichelle Nichols.

Di certo è come se camminassi sulle spalle di Nichelle. Credo che lo stesso valga per tutti noi, che camminiamo sulle spalle delle innovazioni lasciate dal canon di Star Trek fino ad oggi. Tutti questi progressi, e adesso raccontiamo una storia che ha un che di universalistico, una storia che vuole unirci per comprenderci e per capire che siamo tutt'uno con la vita.

Non credo di riuscire ad esprimerlo bene con le parole. Ho paura che comincerei a piangere se mi sforzassi di farlo, e sarebbe un pasticcio. E' un onore e un privilegio far parte di una storia che credo veramente sarà in grado di unire le persone.



Anche Anthony Rapp ha fatto riferimento ai suoi predecessori, rispondendo a chi chiedeva come ci si sente sapendo di diventare delle "icone" a loro volta.

Guardare ciò che c'è stato prima di noi è stato profondamente d'ispirazione. Credo che Leonard Nimoy sia un'icona, non solo per il personaggio che ha interpretato ma perché è stato un attore incredibile, ha dato vita ad un personaggio così e ne ha mostrato ogni sfaccettatura... di Spock.

Quindi se anche noi diventassimo delle icone, se succederà, sarà incredibilmente fantastico e spero che accada, perché adesso noi siamo come portati in spalla da tutti coloro che ci hanno preceduto.



James Frain interviene spiegando come è stato assumere il ruolo di un personaggio già conosciuto, come Sarek:


E' un onore. Ed è una sfida. Gli autori hanno delineato il personaggio e noi portiamo in scena una versione di ciò che hanno messo sulla carta. Penso che ciò che hanno realizzato gli autori con questo personaggio, e in generale con la trama della serie, sia davvero così interessante, complesso e indicativo che è un piacere lavorarci, sul serio. Quindi non sono poi così preoccupato.



Stamets porterà nella serie tutta una nuova tecnologia micotica

Alla domanda se lo show mostrerà tecnologie mai viste prima, nonostante si tratti di un prequel della Serie Originale, Anthony Rapp ha risposto rivelando qualcosa in più sul suo personaggio:


Anthony Rapp al SDCC17 - TG TREK Notizie, Novità, News da Star Trek
Anthony Rapp al SDCC17
Sono uno scienziato specializzato in un curioso ramo di studi che è l'astromicologia, il che ha conseguenze interessanti. Quindi si, ci saranno cose nuove da scoprire perché ci sono muffe e funghi anche nello spazio.













Una nuova versione di Mudd

A Wilson è stato chiesto come descriverebbe la sua esperienza nel ruolo di Mudd; e l'attore ha risposto dicendo che il suo Mudd è un po' diverso dall'originale:

Questo Harry Mudd è rivisto e corretto, un po' come molti altri elementi della serie. Direi che è un po' più cattivello dell'originale. Ma il personaggio mi ha fatto un'ottima impressione ed è un sogno che si avvera poterlo interpretare nel modo più drammatico e anche comico possibile.



Eccitazione attorno alla poltrona del capitano

A Wilson è stato anche chiesto come ci si sente, da fan, ad essere entrati a far parte dello show.

So di essere giusto un personaggio di supporto ma sono cresciuto con la Serie Originale. Quando avevo 5 o 6 anni tornavo da scuola e vedevo le repliche. Costruivo modellini dell'Enterprise. Avevo dei libri. Sapevo a memoria ogni luogo della nave.

Salire a bordo e poi, nel mio episodio - ok, non vi rovinerò troppo la sorpresa - ma ad un certo punto devo usare il teletrasporto! Vengo teletrasportato e devo usare un phaser e per un po' mi siedo anche sulla poltrona del capitano. Tutte creazioni iconiche di Gene Roddenberry e del suo staff originale e riviverle da fan adulto è stata una delle esperienze più belle della mia vita.

Anche Doug Jones ha raccontato la sua esperienza con la poltrona del capitano:


Doug Jones al SDCC17 - TG TREK Notizie, Novità, News da Star Trek
Doug Jones al SDCC17
Sono il terzo in comando sul ponte, quindi quando il primo ufficiale Michael Burnham ed il Capitano Georgiou, interpretata dall'adorabile Michelle Yeoh, si allontanano e devo occuparlo io quel posto... non me l'aspettavo, e ho pensato: "cioè, ora ci devo appoggiare le chiappe?"














Ritardi, cinematografia e Jonathan Frakes regista canterino

In merito alle tecnologie usate per le riprese della serie, Alex Kurtzman le ha associate ai numerosi ritardi subiti dalla produzione:

In tanti si sono chiesti il perché di questi ritardi. La risposta è che abbiamo spinto tanto sulla tecnologia che alla fine ha richiesto del tempo in più. E' che ci vuole tempo per costruire bene un intero mondo. Ci vuole tempo per trovare e mettere sotto contratto le persone giuste, in grado di trasformare quello che c'è sul copione in qualcosa di stupefacente.

Il confine tra cinema e TV è talmente sottile da non esistere più, ormai. Quindi, la serie deve sembrare un film. Specialmente se consideriamo che chiediamo alle persone di pagare per vederla. Deve essere unica. Ci vuole un anno abbondante per lanciare una serie nel modo corretto, se consideri anche set ed effetti visivi.

Se fai quelle cose di fretta finisci per comprometterne la qualità. Quindi speriamo di essere il più possibile innovativi e di spingere avanti l'asticella della qualità in termini di ambienti ricreati in computer grafica... non è solo una questione di tempistiche per le riprese, ma anche di postproduzione. Fare le cose per bene richiede mesi, mesi e mesi.

Non volevamo accontentarci di una "versione brutta" dello show e darvi qualcosa fatto di fretta che avreste odiato.



Qualcuno ha chiesto com'è stato lavorare col premio Oscar Guillermo Navarro nell'episodio pilota e Kurtzman ha spiegato come hanno deciso di girare la serie:


David Semel ha fatto un bel lavoro con il pilota. Abbiamo discusso molte volte su come riprendere la plancia in un modo interessante, evitando l'effetto palcoscenico... come inserire la camera in zone dove, si insomma, l'angolo di visione sarebbe risultato più interessante con una combinazione di movimenti della camera, coreografie e giochi di luce. Abbiamo trovato il modo di contornare le luci in modo che conferissero un effetto cinematografico senza infastidire lo spettatore. Guillermo è chiaramente un genio.



Jason Isaacs ha risposto a chi gli ha chiesto come s'è trovato a farsi dirigere da Jonathan Frakes di Star Trek: The Next Generation:


E' ancora un attore. Ed è un regista fantastico... ha molto ritmo, è divertente ed è incontenibile. Poi canta tutto il tempo. E' anche molto ricettivo alle esigenze degli attori... è una gioia lavorare con lui.



Due notizie finali a bruciapelo:

  • Vedremo i Triboli
  • 10 episodi sono già stati completati


Fonte: TrekMovie




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