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mercoledì 23 agosto 2017

Per lo sceneggiatore Ron Moore (TNG/DS9) gli autori di Star Trek odiano i replicatori

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Ron Moore

Il replicatore è senza dubbio uno dei maggiori accorgimenti tecnologici introdotti nel 24° secolo di Star Trek. Questi utili dispositivi sono in grado di realizzare praticamente qualsiasi cosa e si trovano un po' ovunque, anche negli alloggi dell'equipaggio.


Anche se si tratta di un dispositivo fantascientifico affascinante, l'autore/produttore di Star Trek: The Next Generation e Star Trek: Deep Space Nine pensa che introdurli sia stata una pessima idea che ha finto col danneggiare le due serie.



Intervistato da Bleeding Cool principalmente per il suo coinvolgimento nella nuova serie antologica prodotta per Amazon, ispirata alle opere di Phillip K. Dick, Moore ha anche accennato al suo passato in Star Trek ed è qui che ha parlato del suo odio per i replicatori:



I replicatori sono la cosa peggiore in assoluto. Distruggono la narrazione ogni volta perché implicano il fatto che niente abbia valore. Niente ha valore in un universo in cui puoi semplicemente replicare qualsiasi cosa, quindi si perde tutto così. Non c'è niente di unico: se rompi qualcosa, la puoi rimpiazzare subito. Se si rompe qualcosa sulla nave, non è un problema: "Oh, che importa, Geordi può scendere in ingegneria e replicare all'istante un altro vattelappesca-quantico.” O quando scendono su un pianeta e sul pianeta hanno bisogno di qualcosa: "Oh dai, replichiamolo e diamogli quello che vogliono!". Nella stanza degli autori odiavano tutti il replicatore e personalmente cercavo di dimenticarmene il più possibile. 

Anche se questa tecnologia non era di uso comune prima del 24° secolo, già nel 22° di Star Trek: Enterprise ha fatto una capatina quando l'equipaggio della NX-01 ha visitato una misteriosa stazione aliena nell'episodio Sosta Forzata. In quell'occasione, Trip Tucker sembra condividere il pensiero di Moore quando dice: "Se avessimo una cosa del genere a bordo della nave, potremmo avere tutte le parti di ricambio che ci servono".




Non è azzardato ipotizzare che uno dei motivi che abbia spinto i produttori di Star Trek a tornare nel passato, prima con Enterprise e ora con Discovery, sia legato al desiderio di aggirare in questo modo il canon stabilito del 24° secolo e raccontare storie in un mondo in cui la tecnologia non ha ancora reso le cose così facili all'umanità.

A ben vedere, già in Star Trek: Voyager gli autori avevano trovato un escamotage limitando l'uso dei replicatori per ragioni di risparmio energetico, considerando la difficile situazione in cui si trovava la nave.


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Per quanto odiosi da un punto di vista narrativo, va comunque detto che l'invenzione e l'uso 'popolare' dei replicatori è organico al 100% con il futuro ipotizzato da Gene Roddenberry, dove il denaro (o comunque la finanza e l'economia come le intendiamo noi) non esiste più. Evidentemente questo è reso possibile proprio dal fatto che la tecnologia - inclusa quella di replicazione - può soddisfare i bisogni di tutti in modo sostanzialmente gratuito.


Fonte: TrekMovie



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