Designer di Star Trek Discovery: "Colori e ambienti diverranno più simili a quelli della TOS" |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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lunedì 4 settembre 2017

Designer di Star Trek Discovery: "Colori e ambienti diverranno più simili a quelli della TOS"

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Il team creativo di Star Trek: Discovery al Fan Expo Canada

Sabato è stato un grande giorno per un ristretto gruppo di appassionati che hanno potuto partecipare al Fan Expo Canada e assistere all'incontro col direttore artistico di Star Trek: Discovery, Matt Middleton e i membri della sua squadra.

Sono state mostrate varie nuove illustrazioni ed immagini in esclusiva, purtroppo non divulgate alla stampa (vigeva il divieto di scattare foto e/o effettuare riprese durante l'incontro); si tratta di materiale che con tutta probabilità sarà mostrato dopo il 24 settembre, giorno della prima in America.

Tuttavia l'incontro ha fornito spunti molto interessanti sul futuro della serie che, almeno a livello estetico, comincerà ad assomigliare di più al canon della Serie Classica, secondo gli addetti ai lavori.

In più, molta enfasi è stata data alla cura dei dettagli riservata alla cultura e all'arte Klingon.


Un lavoro non facile


Lo scenografo Todd Cherniawsky ha esordito lodando la dedizione di tutta la squadra coinvolta in Discovery.


La prima cosa che voglio sottolineare è che questo lavoro richiede un enorme sforzo, un numero incredibile di persone e tantissimo tempo per essere realizzato. Credo che a volte sia molto facile, per la base dei fan molto critici – e sono veramente molto critici – parlar male del lavoro che facciamo.

Ma l'unica cosa che voglio dimostrare a questo pubblico e a tutto il pubblico di Star Trek, è che per tutti noi qui presenti, che abbiamo la possibilità di lavorare allo show, si tratta di qualcosa di molto, molto prezioso. Tutto questo fa parte della nostra infanzia; Siamo tutti grandi fan.

Quindi ogni decisione che è stata presa lungo la strada è stata attentamente valutata. Ma apprezziamo le critiche e le perplessità per il franchise, quindi speriamo [con questo incontro] di potervi chiarire alcuni aspetti di questo lungo processo creativo.



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Bozzetto di John Eaves per la USS Shenzhou (STLV 2017)


Restare fedeli alla tradizione


Ha senso conferire alla serie un'atmosfera da TOS, il più possibile. Ma quella serie è stata concepita negli anni '60. Abbiamo chiesto al team [di progettazione] di tenere questo come punto di riferimento - come appare il futuro immaginato con gli occhi degli anni '60? – ma, naturalmente, contando su tutti gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione.

So che ci sono state molte discussioni sull'aspetto delle astronavi della nostra serie, ma sappiate che i nostri creativi per le navi della Federazione sono John Eaves e Scott Schneider. John Eaves probabilmente ha progettato il 70% di tutte le astronavi della Flotta mai apparse in Star Trek, quindi le conosce meglio di tutti noi. Ovviamente stiamo anche cercando di aggiornare un po' le cose. I processi di fabbricazione sono cambiati moltissimo dagli anni '60, quindi dobbiamo prendere in considerazione questi fattori. In ogni caso tutte queste navi sono progettate da John Eaves, che è praticamente il designer ufficiale della Federazione e realizza opere fantastiche.

Ci viene chiesto spesso quanto fedelmente riusciamo a sposare gli esterni delle navi con gli interni. Usiamo degli spazi molto grandi per assicurarci che la stanza entri nella casa ma, certe volte, dobbiamo barare un po'. Un esempio classico in questo campo è quello del Millennium Falcon: in realtà le dimensioni degli interni non concordano con quelle dell'esterno! Quindi ci sono momenti in cui dobbiamo prenderci delle licenze artistiche, ma l'importante è che funzioni per la storia. Realtà e scienza sono la nostra stella polare, ma ricordatevi che è pur sempre fantascienza.

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Il Capitano Philippa Georgiou (Michelle Yeoh)

Una dimensione cinematografica


Star Trek: Discovery viene filmato presso i Pinewood Studios di Toronto, su un set di oltre 4000 metri quadrati, il più grande in Nord America, che ha anche nove ettari di spazio all'aperto.

Il supervisore artistico Mark Steel fa alcune considerazioni sulle dimensioni dello show e su quanto talento ci vuole dietro le quinte per realizzarlo:


Non voglio dilungarmi parlando nel dettaglio [di 50 anni di produzione di Star Trek], ma moltissime problematiche che si presentano, quando bisogna portare sullo schermo la visione creativa di un autore, un regista, uno scenografo etc. sono ancora più o meno quelle di cinquant'anni fa. La grande differenza è che oggi, in TV, abbiamo una trasposizione episodica del cinema e questo porta con sé lo sforzo ad elevare il nostro processo di progettazione a livelli cinematografici. I nostri set, in termini sia di grado di dettaglio sia di costruzione, sono del tutto simili a quelli realizzati per i film attualmente in sala. Ci sono sei teatri di posa utilizzati attivamente, in questo momento, e quello che voglio sottolineare è che il mio lavoro, insieme a quello di Matt Middletown, è di assemblare un team di persone in grado di soddisfare richieste su questa scala.

Questo significa che nella nostra produzione TV contemporanea abbiamo: 7 direttori artistici, più di 9 illustratori, più di 35 scenografi e oltre 450 persone fra pittori, falegnami, scultori, modellisti, saldatori, costumisti - nelle loro attività a Toronto, Montreal, Calgary e Los Angeles - che lavorano tutti insieme per portare le cose su questo livello molto alto.

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Concept art della 'nave sarcofago' Klingon (San Diego Comic Con)

Riscoprire i Klingon


L'Art Director Matt Middleton ha speso molto tempo parlando della 'Nave Sarcofago' Klingon, che sembra giocherà un ruolo fondamentale durante lo scontro con la Federazione, nei primi episodi della serie.

La nave richiedeva dei set con requisiti speciali perché doveva dare l'idea di essere una sorta di cattedrale, che fungesse tanto da spazio rituale quanto da vero e proprio ponte di comando. Le fonti d'ispirazione sono quelle del periodo feudale, attingendo tanto all'arte bizantina e gotico-medievale quanto a quella islamica, per trovare i riferimenti adatti a creare un alto e sofisticato livello di dettaglio, [per discostarsi dall'idea] di una razza a lungo considerata brutale, monotematica e semplicistica, in modo da infondergli nuova linfa ed elevarli ai degni avversari che la storia di questa nuova serie richiede.

La nave sarcofago, come ormai si può immaginare, è una specie di nave ammiraglia dei Klingon, con i suoi molti livelli, soppalchi e tutti quei punti focali che aiutano a riprendere in modo drammatico le scene con i leader Klingon, in cui arringano i loro seguaci e si mettono in scena vari giochi di potere.

[Ci sono anche] impareggiabili squarci verso lo spazio profondo, che danno chiaramente l'idea di trovarsi su una nave. Non basta essere in una stanza senza finestre e interagire con lo spazio attraverso uno schermo visore, vogliamo sempre sfruttare al massimo il fatto di trovarsi nello spazio e di avere una posizione ben precisa all'interno della nave. È una nave molto grande, enorme, [ma] questo ponte [occupa] solo una sezione molto piccola della struttura, praticamente è solo la punta della testa; nell'insieme la sala è alta 12 metri, lunga oltre 30 e larga 15, con travi a sbalzo e un sacco di scale e ringhiere.



Un post condiviso da Kenneth Mitchell (@mr_kenneth_mitchell) in data:


The final reflection, la 'Bibbia' dei Klingon


Middleton ha anche fatto diversi riferimenti al romanzo di Star Trek del 1984 The final reflection, scritto da John M. Ford. Si tratta di un racconto pregno di cultura e storia dell'Impero Klingon che la produzione ha preso come fonte di ispirazione, consigliandone la lettura anche ai membri del cast (sappiamo infatti che Kenneth Mitchell, interprete di Kol, lo ha letto e apprezzato).

Abbiamo anche cercato di non limitarci [ad approfondire i Klingon] solo con l'architettura, ma anche con dettagli storici e culturali. Come pietra di paragone, abbiamo attinto a The final reflection di John Ford, che è stato il punto di partenza utilizzato dallo stesso Bryan Fuller per i Klingon.

Sui gradini della nave compaiono delle scritte in Klingon, ci sono molte torce rituali e sarcofagi e glifi e altri dettagli. Per esempio, [parti del testo] Klingon... sono tutte trascrizioni attentamente studiate e tratte da final reflection, e abbiamo fatto in modo di ottenerne una traduzione fedele in Klingon. C'è una scritta che recita [parla in Klingon al pubblico]: "Ora vado nello Sto'vo'kor, ma vi prometto che un giorno tornerò. Poi Kahless indicò una stella nel cielo e disse: Cercatemi li, dove c'è quella luce."

E' una promessa impegnativa, questa fatta da Kahless!


Questa antica frase attribuita a Kahless può essere un indizio sui motivi che spingono il 'Tedoforo' Klingon visto in varie occasioni: forse la chiave per unire le casate Klingon è in qualche modo collegata al ritorno di Kahless l'Indimenticabile.


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Scritte Klingon intagliate sul pavimento della 'nave sarcofago'


Abbiamo sempre cercato di radicare tutti questi dettagli all'interno dei nostri set, il nostro dipartimento artistico è permeato dalla cultura e dall'arte Klingon, ci siamo divertiti ad immedesimarci nei Klingon per pensare a come offrirgli il giusto tributo d'onore. Come, ad esempio, citando il gioco del Klin zha, che appare in The final reflection ed è una sorta di simulazione militare che serve ad insegnare la strategia... e abbiamo anche boccali per il vino di sangue, intagliati con vari motti come: "Possa il tuo sangue gridare".

La nave sarcofago per noi ha rappresentato un esercizio di stile, che ci ha spinto a rappresentare questa realtà in modo più intricato, elaborato e degno dell'universo di Star Trek.

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Il romanzo The Final Reflection, disponibile su Amazon



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La plancia della USS Shenzhou è posta sotto la sezione a disco


Scenografie all'avanguardia


Lo scenografo Matt Morgan è il principale responsabile per tutto ciò che riguarda i design interni delle navi della Federazione, come la Shenzhou, la Discovery e tutte le altre che appariranno nella serie.

Uno degli aspetti più singolari del ponte di comando della Shenzhou è che sporge dal fondo [della nave], il ché ha comportato una certa sfida per realizzarlo, visto che abbiamo dovuto costruirlo sospeso ad oltre 3,5 metri d'altezza. E' una bella sfida per il cast muoversi su quel set, anche perché è molto grande. Una particolarità comune a quasi tutti i nostri set è che hanno l'illuminazione integrata. Più di quanto si possa immaginare.



Si inserisce Middleton:

L'illuminazione integrata è una cosa molto importante, tenetelo a mente quando vedrete quanti punti luce ci sono sullo schermo... ognuno di questi è stato installato singolarmente e può essere regolato da un impianto centrale, in modo che possiamo fargli cambiare colore e farlo passare dallo stato di allarme rosso, a quello di allarme nero a quello di allarme giallo.


Riprende Morgan:

Dato che abbiamo due navi principali della Federazione nella serie, uno dei nostri obiettivi più importanti era: "come possiamo usare questi set per [rappresentare contemporaneamente] due navi?" Qui ad esempio vediamo un corridoio della Shenzhou. Combinando diversamente gli elementi – grafica, vernice – diventa un corridoio della Discovery
.


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Un buio corridoio della Discovery (in alto). Un corridoio abbandonato della Shenzhou (in basso)


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La sala teletrasporto della Shenzhou (in alto) e della Discovery (in basso)


La sala teletrasprto della Discovery è esattamente nello stesso punto in cui si trova quella della Shenzhou; Siamo stati in grado di rimuovere e aggiungere vari pezzi in modo da poter trasformare velocemente un set nell'altro e viceversa. Abbiamo utilizzato lo stesso trucco per i turboascensori delle due navi.

La sfida in queste metamorfosi sta tutta in fase di progettazione, per riuscire a creare elementi intercambiabili che ci permettano queste operazioni. Per ognuno di questi set, si sono rese necessarie probabilmente centinaia di pagine di disegni, per stabilire ogni elemento fin nei più piccoli particolari. Ci vogliono 8-10 diversi scenografi che lavorino su diversi elementi per raggiungere questo obiettivo.


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Uno schermo tattico della USS Shenzhou



Computer di bordo


Infine, il grafico Tim Peel ha parlato un po' del nuovo look dei sistemi informatici della Flotta Stellare, e – dopo aver ringraziato Mike Okuda, maestro in quel campo – ha condiviso alcune informazioni su come la tecnologia di oggi può aiutare nel dare vita a queste console.

Ho fatto del mio meglio per darvi l'impressione di guardare a qualcosa di più avanzato dell'interfaccia di uno smartphone, in modo da darvi l'idea di essere sul serio nel XXIII secolo.

Un vantaggio [rispetto alle serie precedenti] è che adesso possiamo davvero animare i pannelli in tempo reale, renderli interattivi con l'interfaccia touch e avere accesso ai modelli 3D. Così possiamo mantenerne l'aspetto classico ma con una tecnologia molto più sofisticata che in passato. Cerco di onorare l'aspetto [dell'interfaccia storica], ma la tecnologia è un po' meglio.

Peel ha anche condiviso alcune informazioni sui differenti dettagli che vedremo sulle diverse navi della flotta, dal colore dominante nei display della Shenzhou, agli elementi grafici presenti nei turboascensori e le sale teletrasporto.

Le interfacce a bordo della Shenzhou presentano una tonalità predominante tendente al blu; da quel punto, ci sposteremo lentamente verso uno spettro più colorato, man mano che ci avvicineremo al periodo temporale della Serie Originale.

Abbiamo realizzato davvero scrupolosamente la planimetria delle navi, con modelli 3D per tutti i ponti in modo da darvi davvero l'impressione che i personaggi si muovano all'interno della struttura. [In sala teletrasporto, i pannelli sono] tutti interattivi ed è come se funzionassero davvero: ho visto O'Brien all'opera molte volte!



Altre informazioni in pillole


  • L'infermeria della U.S.S. Discovery ha elementi ispirati a quella della U.S.S. Enterprise della TOS.
  • I designer si sono ispirati anche ai film anni '60 di James Bond per alcuni set della U.S.S. Shenzhou.
  • Sia la Discovery che la Shenzhou hanno l'ufficio del Capitano.
  • E' stato realizzato un modello di scacchiera 3D.
  • La nave sarcofago Klingon non ha controlli tattili come quelli della Flotta Stellare: utilizza comandi olografici realizzati in post-produzione.

Fonte: TrekCoreTrekMovie




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