[INTERVISTA] Michelle Yeoh sul Capitano Georgiou: "Veterana di guerra col cuore da esploratrice" |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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mercoledì 13 settembre 2017

[INTERVISTA] Michelle Yeoh sul Capitano Georgiou: "Veterana di guerra col cuore da esploratrice"

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L'attrice Malese Michelle Yeoh si è soffermata a parlare con un piccolo gruppo di giornalisti, lo scorso agosto a Toronto. Yeoh interpreta il Capitano Philippa Georgiou al comando della U.S.S. Shenzhou e ha un forte legame col suo primo ufficiale Michael Burnham (Sonequa Martin-Green).

Ecco cosa ci ha detto della sua esperienza in Star Trek.



Cosa sapeva di Star Trek prima di essere coinvolta in Discovery?


Oh, be', niente? Ok, probabilmente l'ho visto da ragazza, tempo fa. Conosco bene Spock, un personaggio che spicca su tutti, no? Con le sue orecchie a punta, mi piace moltissimo, è forte. E poi la presa vulcaniana! Ah! Ma ho dovuto rivedere un po' tutto quando ho saputo che sarei stata in Star Trek e ho cominciato... “Oh mio Dio, Si! Allora, quello è Jean-Luc Picard! Oh mio Dio, quella è il Capitano Janeway! Oh mio Dio, questo è...” E improvvisamente ho capito che non avrei mai potuto rivedere tutto quanto perché sono, quanti, quasi 700 episodi? In oltre cinquant'anni. E' una cosa pazzesca, sicuramente qualcosa di bello devono averlo fatto per essere riusciti ad essere così longevi. E poi, per fortuna, è arrivato J.J. Abrams con i suoi film più recenti, che richiamano alla mente le serie di Star Trek. Però se vuoi farmi un quiz, ti dico subito che me ne vado. [ride]


In che modo direbbe che il suo capitano sia diverso dagli altri?

E' una faccenda personale, per un attore. Devi possedere il tuo personaggio, no? Devi prima capire cosa significa questo ruolo e poi lo devi definire, sei tu che definisci chi è il Capitano Georgiou. Chi è? Da dove viene? Come è arrivata li... Quindi, ho lavorato a stretto contatto con Aaron [Harberts] e Gretchen [Berg], i nostri showrunner, e anche con David Semel [il regista dell'episodio pilota] così come alcuni degli autori che erano li in quel momento e Ted [Sullivan], per chiedergli cose come: "Quando avete scritto il personaggio, a cosa pensavate? E' sposata? Ha una famiglia? L'ha avuta in passato?", perché sono tutte cose che plasmano la persona che è.

Così, ho saputo che è una veterana di guerra. Ha visto gli orrori della guerra e la cosa viene fuori anche da alcuni dialoghi. Ma è anche una persona compassionevole e se la guardo dentro, nel suo cuore, è un'esploratrice. Ama l'universo, la possibilità di vedere nuove stelle, di vederle nascere. E' affascinata da questo mondo. E' questo che amo del personaggio, non è cinica e non si stanca mai di tutto questo. Crede - e lo fa fermamente - nella bontà dell'essere umano. E' un'esperienza di purezza, poter interpretare un personaggio come lei, poterlo esprimere, ma è anche molto intelligente. Se non fosse così, sarebbe morta molto tempo prima [ride]. Lo spazio è un posticino pericoloso.

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Che tipo di rapporto ha con Burnham? E' una figura materna?

Si. Direi che è proprio un mentore perché quando arriva... già dalle prime battute si capisce che sono state fianco a fianco per sette anni. E' chiaro che è la persona che l'ha guidata, che l'ha messa sulla strada giusta. Ma il passato di Burnham rende tutto molto interessante perché lei dimentica di essere umana. Lo dimentica perché è cresciuta su Vulcano e sta diventando più Vulcaniana dei Vulcaniani. E' dura con se stessa molto più del necessario ed è brutale. Non so come si possa sopravvivere a quel tipo di addestramento per governare le emozioni ed abbracciare in tutto e per tutto logica e chiarezza, se non sei davvero un Vulcaniano.

Sarek, il padre di Spock, è un caro amico del Capitano Georgiou e crede sinceramente che Georgiou sarà in grado di infondere in Burnham le buone qualità umane che dovrebbe già avere, visto che è umana, no? Non puoi rinnegarti a te stesso. Quindi, non si tratta solo di scoprire nuove specie e nuove culture nello spazio, ma anche di fare delle scoperte interiori. E questo è particolarmente vero per il personaggio di Sonequa, che si pone come "più Vulcaniana dei Vulcaniani", allora arriva il Capitano Georgiou, la guarda e le fa: "Ah si? Be', lo vedremo". Ma non per piegare il suo spirito, perché ha lavorato duramente per essere ciò che è diventata sette anni prima. Ma è per infondere nuovamente al suo interno... Cos'è l'amore, la compassione, l'empatia... perché se non le hai finirai per fare le scelte sbagliate. Sono le scelte che facciamo che definiscono chi siamo, giusto? Quindi, è questa la dinamica che le lega.

Ma la cosa più importante era... che all'inizio Michael Burnham guarda al Capitano Georgiou con aria di superiorità, come a dire: "Ma fai sul serio?", poi però comincia a rispettare questa donna. Comincia a capirla e a comprendere cosa sta cercando di insegnarle. Questo rafforzerà il loro legame. Quindi, è quasi come un genitore che ad un certo punto le dico: "Sai, penso che tu sia pronta per lasciare il nido, per volare verso una nave tutta tua." Il succo è tutto qui, è questo che le lega e Sonequa, poi, è davvero un'attrice formidabile. Non è facile mostrare tutte queste sfumature, restando in contatto con le proprie emozioni e sentirle ma dovendole reprimere, come se non ne avesse. Da un certo punto di vista, è anche più difficile che essere Vulcaniana sul serio. Ma lei riesce a farlo e ci divertiamo, un sacco. Non ci si crede.

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Può parlarci un po' del fatto che ci siano due navi, due capitani, e che gli showrunner parlino spesso di un 'secondo episodio pilota' all'interno della prima stagione?


La seconda storia è fondamentale, per questo abbiamo cominciato a chiamarla 'secondo pilota', perché è come se lo fosse... E' difficile spiegarlo perché, man mano che si va avanti nella stagione, insomma non è episodica, capisci? E' una storia che si evolve, crescendo e mutando. Quindi, non è che incontriamo una nuova specie e diciamo: "Ok, ciao-ciao, um hmm e fatto, passiamo al prossimo, troviamone un altro..." E' un altro modo, credo interessante, di raccontare Star Trek. Lo trovo brillante e spero che porti qualcosa di nuovo alla saga, altrimenti mi rivedrò il Capitano Picard, Kirk, e tutti gli altri. Noi abbiamo, come ho detto, abbiamo i nostri personaggi.

La Shenzhou è una nave più vecchia. La Discovery è una nave nuova. Non sono pronta a rinunciare alla mia nave solo perché ha fatto il suo tempo. Non è che dici, "Oh, cambio macchina e tanti saluti!", giusto? Ciò che rende tutto così eccitante è che accadono delle cose. Abbiamo due capitani, e anche più di due.


Lei ha già avuto qualche esperienza televisiva con le serie Strike Back e Marco Polo, ma niente di così impegnativo come una serie su base settimanale. Come vive questa esperienza?

Be', il lato positivo è che ho già avuto un assaggio di questa impostazione in Strike Back, ed è stato divertente. Ero nel loro ultimo episodio. Quindi era una conclusione, un finale col botto! E poi c'è stato anche Marco Polo, ambientato nel nostro mondo con una grande storia. Quindi, almeno ne ho avuto un assaggio altrimenti non mi sarei sentita così forte per affrontare Discovery, che ha uno stile filmico completamente diverso. All'inizio ero come: "Ma quanti registi ho? Mi ero appena abituata a lavorare con te! [ride] Prima David, ora Adam? Chi altri c'è di nuovo in questo show?" le cose continuano a cambiare perché gli episodi continuano a cambiare. Devono prepararsi a quello successivo e allora c'è chi si prepara per quello dopo e quello dopo ancora. Fa un po' paura perché  sembra un'attività non-stop.

E' una vera sfida ma la adoro, perché ti spinge a sviluppare il tuo personaggio in modo molto più approfondito rispetto al cinema, perché un film lo giri in due mesi e poi [mima il ciack], finisce li. Qui le cose cambiano e cambiano perché, mentre giriamo, non sappiamo cosa succederà nell'episodio successivo e cosa potremmo perdere. Quindi, stiamo sulle spine esattamente come voi.
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Star Trek ha uno zoccolo duro di fan che...

Oh si! Ne ho sentito parlare! [ride]


Amano davvero la saga e sono molto…

Molto protettivi.


E vanno anche alle convention e scrivono fan fiction e la lista è lunga. Quanto si sente pronta ad affrontare tutto ciò?

So che Sonequa e Jason (Isaacs), Mary (Chieffo), tutti sono stati alla Comic-Con e hanno fatto cose. Ed io ho detto, "no, no, nooo". Ho paura del palcoscenico ed ero tipo: "Mi tireranno addosso qualcosa appena dirò qualcosa di sbagliato". Ma voglio che i fan sappiano che non mi limiterò ad essere più brava, voglio essere la più brava, per voi. Come: "Aspettatevi qualcosa di diverso, per favore. Pensate che stiamo per offrirvi qualcosa che magari non... siate pronti ad abbracciare la diversità e tutto quello che vi daremo, perché fa parte del mondo di Star Trek, no?" Come in ogni cosa, dovete entrare ed essere coraggiosi. Dovete semplicemente accettare che la diversità esiste e le novità arrivano.

Quindi, penso che siamo stati un pochino furbi ad essere dieci anni prima del Capitano Kirk e tutto il resto. La prima direttiva e tutta una serie di norme non sono ancora in essere, le stiamo ancora studiando. Quindi, in questo senso direi che è più... non dico facile, ma possiamo essere più flessibili.

E poi, questa volta, la storia viene raccontata dal punto di vista del Numero Uno, non dalla poltrona del capitano, giusto? Dalla poltrona del capitano è tutto un: "Fai quello che ti dico di fare perché sono il Capitano", ma adesso vedrete tutto da un'altra prospettiva ed è davvero un'idea nuova. Così non saremo sempre bloccati sulla plancia col capitano e il suo diario.
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Il Capitano Georgiou è molto diplomatica, anche quando ha a che fare con i Klingon. Perchè?

Be', perché crede fermamente nella cooperazione, che il primo gesto debba essere sempre un gesto di amicizia. Tutto qui. Perché sparare prima e fare domande poi significa solo: "Combattiamo!". Non è così che ragiona il Capitano Georgiou. Per questo Sarek ha affidato Michael Burnham a lei, affinchè instilli in lei queste stesse qualità dato che Burnham è molto fredda e logica. Poi, se parliamo dei Klingon, Burnham ha dei brutti ricordi legati ai Klingon perché è a causa loro se i suoi genitori sono morti. Quindi per lei la cosa è: "No! Dobbiamo combatterli per primi, sparargli addosso perché è l'unico linguaggio che conoscono." Praticamente è l'opposto di cosa insegnano i principi della Flotta Stellare. Mai sparare per primi, no?


Lei ha già partecipato a produzioni cinematografiche di alto livello, in passato. Quanto sono grandi e coinvolgenti i set di Discovery?

Oh, mio Dio! Quando abbiamo cominciato io ero tipo: "Ma ci giriamo un film qui, giusto?" Anche Marco Polo aveva set fantastici, ma erano set fissi: il dojo, la sala del trono... li riutilizzavamo ancora e ancora. Si poteva pensare che fossero molto più complessi di così. Strike Back non aveva set, si girava per strada e filmavano tutti. Quindi, con Discovery, sono rimasta senza parole. Quando entri nella plancia della Shenzhou, che si trova nella sezione inferiore della nave, non quella superiore... ti accorgi che, "Oh, mio Dio", il pavimento è tutto di vetro ed è come vedere l'universo ai tuoi piedi, tutto attorno a te! E poi, chiaramente c'è la poltrona del capitano. Tutti le ronzano attorno finché... arrivo io e nessuno osa più avvicinarsi [ride]

Ma poi la nave Klingon... Oh mio Dio... ci cammini dentro ed è come entrare in una cattedrale. I dettagli. Dico: "Scusate, ma qui sotto chi li vedrà?" ma poi si accendono le luci ed è come trovarsi in una cattedrale gotica. E' semplicemente stupefacente. La qualità e l'aspetto dei costumi di scena... abbiamo questi piccoli emblemi della Flotta Stellare ripetuti lungo i fianchi delle nostre uniformi. I colori sono una cosa ma l'attenzione ai dettagli è qualcosa di cui ci si preoccupa solo nei film, perché saranno visti su uno schermo grande quindi risalteranno. Normalmente si pensa "Oh, non se ne accorgerà nessuno" ma qui è tutto un: "Wow! Davvero? Così grande?” E' stupendo, veramente.

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Fonte: StarTrek.Com



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