[INTERVISTA] Lo sceneggiatore Ted Sullivan spiega il ponte ologrammi e altri aspetti dell'episodio "Lete" |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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mercoledì 1 novembre 2017

[INTERVISTA] Lo sceneggiatore Ted Sullivan spiega il ponte ologrammi e altri aspetti dell'episodio "Lete"

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Ted Sullivan

Il sesto episodio di Star Trek: Discovery dal titolo Lete (andato in onda il 23 ottobre) ha scatenato una buona quantità di discussioni fra i fan.

Scopriamo cos'ha da dire al riguardo Ted Sullivan, co-sceneggiatore dell'episodio, intervistato da TrekMovie.


Lavorare con Joe Menosky


Sullivan ha scritto l'episodio insieme a Joe Menosky, un veterano di Star Trek:

La verità è che è uno degli autori televisivi che più mi hanno ispirato. Per me sta nella stessa categoria di persone come Dorothy Fontana, Walon Green, Vince Gilligan e David Chase – scrittori che hanno profondamente influenzato la mia sensibilità creativa e artistica.

Mi intimidiva perché se ne stava seduto in silenzio e in disparte dagli altri finché, di punto in bianco, non se ne usciva con le idee più incredibili tipo: "E se facciamo che la tempesta è un essere senziente?". Insomma, quel tipo di cose assolutamente indispensabili per rendere un episodio ancora più in linea con Star Trek. E non dovrebbe sorprendere, visto quanti episodi di Star Trek ha già scritto.


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I due hanno scritto l'episodio insieme, nonostante i loro metodi di lavoro siano molto diversi. Sullivan paragona lui e Menosky alla Strana Coppia del film con Matthau e Lemmon:

Joe è come Oscar ed io sono decisamente Felix: voglio dire, Joe è capace di scrive le sue sceneggiature su un telefono in un ristorante coreano, che per me è una cosa fuori dal mondo. Io devo scrivere in assoluto silenzio nel mio ufficio presso lo studio.

Entrambi abbiamo opinioni forti, ma sappiamo lasciare il nostro ego fuori dalla porta. Alla fine, vince l'idea o la battuta migliore. Di solito il processo di scrittura è un'esperienza solitaria ma questa qui è stata bella e solidale. E ho imparato più da lui che da chiunque altro con cui ho lavorato, se penso a quando scrivevo per Law & Order. Joe è anche strano, e mi piace, perché anch'io sono strano; mi sembra di aver trovato un amico di lunga data, in lui.

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I personaggi di Discovery sono ancora un lavoro in corso


Rispetto agli altri episodi della serie, Lete sembra avere un impianto più autoconclusivo. Sullivan commenta così questo aspetto:

Aaron e Gretchen [gli showrunner della serie - N.d.t.] hanno sin dall'inizio pensato di produrre qualche episodio più autonomo rispetto ad altri. Ma in realtà ci sono molti elementi serializzati anche in Lete. Il dramma tra Lorca e Cornwell è un risultato diretto del loro faccia a faccia nell'episodio cinque, che a sua volta è un risultato diretto della vittoria conseguita dalla Discovery nel quarto. E ovviamente, ora la povera Kat si trova nelle mani del generale Kol, che è qualcosa che avrà sicuramente ripercussioni su tutta la linea. Quindi, la storia serializzata è ancora una componente importante dell'episodio.

Penso che il motivo per cui sembra autoconclusivo è per via della trama che riguarda Sarek e Burnham. C'è una storia di un padre e una figlia che ha un chiaro inizio, uno sviluppo e una conclusione. È un viaggio profondo per Michael. Per la prima volta nella sua vita, vede il suo padre adottivo come una persona imperfetta. È un grosso problema quando vedi per la prima volta i tuoi genitori attraverso gli occhi di un adulto e realizzi che non sono perfetti.

Per noi era davvero importante raccontare quella storia. Michael progredisce e ci aiuta a focalizzare il suo personaggio. Ci vuole un po' di tempo per abituare il pubblico a questo approccio: normalmente i personaggi di Star Trek sono già pienamente realizzati. Kirk è Kirk. Riker è Riker. Ma nessuno in Discovery è ancora pienamente realizzato. Vediamo i personaggi cambiare come risultato diretto degli eventi di ogni episodio. Stanno "scoprendo" chi sono. E questo vale anche per la Federazione e la flotta stellare. Tutti pensavano di sapere chi fossero, ma questa fiducia viene messa alla prova dalla guerra.

Siamo ancora a dieci anni di distanza dalla Serie Originale. Quindi c'è ancora un sacco di tempo per crescere e cambiare. Penso che - col tempo - la gente inizierà a vedere sempre più scorci di quella Flotta Stellare che conosciamo dalle serie precedenti ma è ancora presto.

Come molti hanno iniziato a vedere, non stiamo facendo quello che hanno fatto le serie precedenti di Star Trek, nel senso che stiamo spingendo lo sviluppo narrativo a velocità di curvatura e tutto quello che vedete ha un impatto sulla storia, sui personaggi e sul tema della serie. Non perdiamo tempo. Anche la scena dove Tilly e Michael fanno jogging all'inizio di Lete ha la sua importanza nella storia fra Sarek e Burnham. Michael sta spronando Tilly come Sarek ha spronato lei su Vulcano. Ma alla fine, aggiusta il tiro e dice a Tilly di trovare la sua strada. Sono scene che fissano già alcuni elementi per la crescita personale e lo sviluppo dei personaggi.

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Problemi irrisolti tra Stamets e Lorca


Sullivan spiega anche la svolta comica (apparentemente) data al personaggio di Paul Stamets:

Devo dire che anche se Stamets fa sicuramente sorridere in questo episodio, su di lui aleggia ancora il dubbio su come interpretare la scena allo specchio del precedente episodio. Quindi, c'è una tensione, c'è un elemento irrisolto. Molta gente avrebbe voluto che venisse spiegato già in questo episodio ma la verità è che non abbiamo avuto il tempo per sviluppare questo aspetto. E c'è qualcosa di interessante nel indugiare un po' su questo punto. Sappiamo che c'è qualcosa che si muove sotto la superficie dell'acqua ma cos'è? Un'amichevole balena o uno squalo assassino?

Ancora una volta – questo è un tipico esempio del tipo di narrazione che Aaron e Gretchen hanno impostato. Bisogna pazientare, perché vengono usati solo i personaggi che funzionano per quella determinata storia e non si fa una marmellata di varie cose solo per tenere insieme la trama. E mi piace questo modo di fare.

Sullivan interviene anche sull'ambiguità di Lorca nel decidere di non gettarsi subito al salvataggio dell'Ammiraglio Cornwell, come invece aveva fatto per Sarek:

Alla fine ripete parola per parola quello che gli aveva detto Cornwell, quando dice a Saru: "La Discovery è più importante di noi." Saru non lo sa, ma il pubblico si. Ed è ovviamente voluto.

Lorca sta male. Jason Isaacs non ha mai nascosto questo aspetto del suo personaggio, parlando alla stampa. Ha visto un sacco di dolore e di morte. Ed ha molto sangue sulle sue mani. Sarebbe impossibile non avere dei contraccolpi da esperienze del genere. E le sue scelte vengono influenzate da tutto questo.

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Non è un ponte ologrammi


Un altro tema caldo di dibattito in questo episodio è stato certamente sollevato dalla presenza di un sistema di simulazione olografico a bordo della Discovery, che sembra troppo avanzato per i suoi tempi considerando che per il canon i ponti ologrammi sono tecnologia di un secolo dopo. Sullivan la pensa così:

Senti, non interagiscono mai fisicamente con i Klingon. Sì, Tyler "pressa un pulsante virtuale", ma si fa la stessa cosa giocando a Star Trek: Bridge Crew su PS4. Quello che vedete in questo episodio è uno stadio intermedio verso lo sviluppo del ponte ologrammi. Non si tratta di un ponte ologrammi pienamente realizzato.

Ne abbiamo parlato un sacco con gli altri autori. Onestamente non è una cosa così lontana dalle esperienze in Realtà Virtuale di oggi. Dovremmo far finta che quella tecnologia sia scomparsa improvvisamente o abbia smesso di evolversi? Fondamentalmente si tratta di un laser game ad alta tecnologia. E sinceramente, si vede anche nella Serie animata. Quindi non capisco tutta questa polemica.

La tecnologia olografica non si materializzerà all'improvviso da un giorno all'altro. La tecnologia si evolve, com'è successo per i computer a schede perforate, che sono diventati computer desktop, poi portatili, adesso smartphone. Quello che vedete in Lete è un passo nel cammino dello sviluppo della tecnologia olografica. Tutto qui.


Stregato da Mudd


Sullivan - in qualità di co-produttore esecutivo - era presente sul set durante le riprese del più recente episodio di Discovery, intitolato Toglie di senno fin anche i più saggi. Sullivan ricorda così quella giornata:

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Dave Barrett ha diretto un episodio epico che è la fine del mondo, e c'è riuscito in circostanze pazzesche. Ho realizzato in passato un film sui viaggi temporali e so perfettamente quanto è difficile raccontare storie del genere. In più ha girato la nostra prima scena di festa a bordo della Discovery. Ne ho fatte a milioni lavorando a Revenge e Supergirl e vi posso dire che sono difficili da girare qui sulla Terra, figuratevi nell'ultima frontiera. Ma è venuta fuori davvero bene.


E poi Rainn Wilson ha recitato nuovamente nei panni di Harry Mudd ed è sempre un'emozione lavorare con lui. Ha il mix perfetto di comicità e minacciosità ed è un attore estremamente intelligente che ama dire di "si" e aggiungere battute o movenze che rendono le sue scene infinitamente migliori.

Fonte: TrekMovie





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