Intervista a Mario Moreira, il creatore di ogni singolo oggetto di scena visto in Star Trek: Discovery |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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venerdì 9 marzo 2018

Intervista a Mario Moreira, il creatore di ogni singolo oggetto di scena visto in Star Trek: Discovery

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Cos'hanno in comune la carne di gormagander, i phaser, il tranya, le bat’leth, i comunicatori, la spada dell'Imperatore Georgiou e molte altre cose viste nella prima stagione di Star Trek: Discovery?

La risposta è Mario Moreira, l'attrezzista della serie che presta la sua opera nel disegnare, creare ed assemblare tutti gli oggetti che vediamo in scena grazie alla sua squadra di artisti e artigiani.

Pronto a mettersi all'opera per la seconda stagione della serie, Moreira - che ha già lavorato in molti film della serie Saw, Splice, Alphas, Copper ed Heroes Reborn - è stato intervistato dal sito ufficiale StarTrek.com che gli ha chiesto di condividere con i fan la sua esperienza durante il primo anno di riprese di Discovery.


Aveva già familiarità con Star Trek quando è arrivata l'opportunità di lavorare in Discovery?


Sono cresciuto con The Next Generation che è stata la serie che mi ha introdotto a quel mondo. Per me, Star Trek è la Next Generation e le serie che sono seguite. Mi sono avvicinato alla Serie Originale solo una volta ottenuto il lavoro, perché sapendo quanto sia cronologicamente vicina la nostra serie a quella originale, era giusto vedere anche tutti quegli episodi.



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Non tutti hanno ben chiaro cosa faccia esattamente un attrezzista, specialmente in una serie come Star Trek. Ci illumini…

Di solito quando la gente mi chiede cosa faccio per vivere o in cosa consista il mio lavoro, la risposta che do sempre è: l'attrezzista è il responsabile di ogni singolo oggetto con cui interagisce o che maneggia un attore, al cinema ed in TV. Nella pratica, significa che se cammini per strada e ti guardi attorno, vedrai persone con in mano dei sacchetti per la spesa. Se piove, avranno degli ombrelli. Scendendo ancora più nei particolari, alcuni di loro avranno degli anelli al dito, degli orologi, degli occhiali. Ma ci sono anche le macchine, che devono avere la loro targa. Gli attrezzisti realizzano anche i simboli sul cofano dei taxi, ad esempio. Ci occupiamo di una vasta gamma di elementi ma principalmente di tutto quello con cui l'attore entra in contatto, inclusi cibo, armi, telefoni, soldi... e via dicendo.



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Discovery è ambientata in un periodo antecedente alla Serie Classica di Star Trek, ma nel mondo reale era già il 2016-2017 quando avete cominciato la produzione. Qual è stato il vostro obiettivo nel riconciliare il livello tecnologico di oggi e le nuove tecniche di costruzione con l'idea di futuro che avevano negli anni '60?

Questa è proprio una bella domanda. Ci hanno detto: "Faremo una serie ambientata 200 anni nel futuro." La prima cosa che faccio, se devo lavorare ad un film storico ambientato 200 anni nel passato, è studiare. Cerco di imparare quali erano, nella vita di tutti i giorni, usi e costumi socio-culturali dell'epoca. Con Star Trek, abbiamo dovuto fare lo stesso, proiettandoci in avanti. Perciò abbiamo visto tutti gli episodi della Serie Originale e abbiamo imparato il loro linguaggio tecnologico, abbiamo studiato i loro oggetti di scena per renderci conto di cosa maneggiassero quotidianamente. Detto questo, abbiamo a nostra disposizione macchinari favolosi in grado di modellare l'alluminio che solo cinque o dieci anni fa non esistevano ancora. Abbiamo stampanti 3D in grado di fare, oggi, cose che appena tre mesi fa non si potevano fare. Possiamo realizzare oggetti di scena molto più tecnologici di quanto potessero fare i nostri predecessori. Eppure l'aspetto dei nostri oggetti di scena deve risultare coerente con quello che si vedrà in Star Trek a dieci anni da questi episodi. Possiamo prenderci qualche libertà ma la domanda da tenere sempre a mente è: "Che aspetto dovrà avere questo oggetto fra dieci anni da oggi ma 200 anni nel futuro?"



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Immagino che per un attrezzista lavorare in Star Trek sia come trovarsi in un parco giochi gigante, no?

Oh sì, è una favola. Disegniamo e costruiamo, direi, il 90% di ogni oggetto di scena partendo da zero. Generalmente, nella fantascienza, gli oggetti di scena nascono un po' come dei "bastardini". Mettiamo il caso che si debba costruire una granata altamente tecnologica o una cosa del genere. La prima cosa è decidere che forma avrà; facciamo finta che debba assomigliare ad un disco da hockey. Allora andiamo in giro per negozi di elettronica a vedere se c'è qualcosa che può tornarci utile come speaker o aggeggi Bluetooth. Li smontiamo, guardiamo all'interno e vediamo cosa possiamo utilizzare come base per il nostro lavoro. Incolliamo ogni cosa insieme, una spruzzatina di vernice argentata, qualche luce al LED ed è così che realizziamo cose da altre cose.

Quando in Star Trek ci dicono: "Dovete realizzare una specie di sensore." parliamo col regista, che ci dice: "Voglio che abbia la forma di un pallone da calcio, deve fare questo e deve fare quello." Io dico: "Magnifico." e ne parlo alla mia squadra per sapere cosa ne pensano. Gli chiedo: "Abbiamo mai realizzato qualcosa di simile?" e se loro pensano di poterlo fare ci mettiamo immediatamente all'opera sull'idea del regista. Il processo di costruzione vera e propria parte tutto da lì.



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Più o meno, quanti oggetti di scena avete realizzato lei e la sua squadra durante la prima stagione di Discovery?

Vediamo un po'… sono quindici episodi. E' difficile fare una stima esatta ma direi che per ogni singolo episodio abbiamo realizzato cinque oggetti inediti. Due di grandi dimensioni e tre di media grandezza. Anzi, ne aggiungerei altri tre più piccoli. Quindi, se faccio bene i calcoli, otto per quindici fa centoventi, se non sbaglio.



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Star Trek ha indubbiamente degli oggetti di scena diventati ormai delle vere e proprio icone pop, come i distintivi, i tricorder, i phaser, i comunicatori, le bat'leth. Secondo lei qual è il più iconico di tutti?

Vorrei rispondere il phaser, ma solo perché sono molto felice di come lo abbiamo realizzato. Ma credo in realtà che il più iconico sia il comunicatore. Il motivo è che, secondo me, quando è apparso per la prima volta sullo schermo, ha certamente dato l'idea a qualcuno per realizzare il primo telefono cellulare. Credo che il comunicatore rappresenti la scintilla che ha permesso il lancio di milioni di smartphone.



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Visto che lo ha citato, parliamo un po' del phaser. E' stato difficile realizzarlo?

Con il phaser ogni giorno è stato un incubo, terrificante al 100%. Perché se osservi l'originale, le sue linee, i suoi colori, il suo design, la sua forma, la sua ergonomia, ti rendi conto che è già un oggetto di alta tecnologia. Come si fa a tornare indietro di dieci anni e immaginarselo come doveva apparire prima della sua prima apparizione? Inoltre, pensi anche al fatto che verrà trasformato in un giocattolo, che farà il giro del mondo esposto in qualche galleria o museo. Fa paura, dal punto di vista di un attrezzista, sapere che la sua creazione verrà analizzata, studiata e maneggiata negli anni a venire. Alla fine, dopo vari scambi di idee fra me ed il mio designer Ray Lai, che ha disegnato praticamente ogni oggetto appartenente alla Federazione, il prodotto finale è stato estremamente appagante. Guardatelo, ragazzi, penso sia fatto veramente ad arte.

 

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Qual è la sua creazione preferita, nella prima stagione di Discovery?

Ce ne sono parecchi. Ti dico il phaser. Il phaser è in cima alla classifica. Ma insieme a lui metto il tricorder. Sono eccezionali. Però ci siamo divertiti molto anche con la bat'leth. Ovviamente con i Klingon ci siamo presi delle libertà, per aggiornarli e svecchiarli un po'. La scelta si riflette anche sui loro oggetti di scena e si vede in modo particolare nella bat'leth. Il materiale di cui è composta, il suo aspetto, la storia che ha alle spalle... è il frutto di un grande lavoro collettivo di sperimentazione, di tentativi, di avanti e indietro fra me, i designer, i produttori e gli artigiani per riuscire a realizzarla bene. Ha richiesto del tempo ma ne è valsa la pena perché l'oggetto finito, più che un oggetto di scena, è veramente un'opera d'arte.



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Parliamo anche della spada dell'Imperatore Georgiou
[qui trovate un approfondimento - N.d.t.] e dell'incontro con Michelle Yeoh all'aeroporto di Toronto…

Uno dei miei creatori di spade preferito è un signore di nome Gary Zahradka che lavora alla Omega Artworks. E' abilissimo nel suo mestiere. Quando ho saputo che avremmo realizzato una spada, l'ho chiamato immediatamente. Non avevamo molto tempo a nostra disposizione ma i disegni erano pronti. Glieli ho inviati e gli ho chiesto se pensava di poterla forgiare nell'arco di, praticamente, tre settimane. Ha accettato di buon grado, del resto è anche lui un fan di Star Trek. Mi ha rispedito una copia in legno per aggiustare le misure, affinché potesse andare bene per Michelle che non è esattamente la persona più alta del mondo. Quindi c'era da assicurarsi che le misure andassero bene ma anche che il peso fosse contenuto: sapevo che per lei poteva risultare troppo pesante e infatti mi prendeva a calci ogni volta che ci vedevamo. Le piaceva da morire il design della spada ma era davvero troppo pesante. Anche queste sono cose con cui bisogna fare i conti, immagino.

Mi arriva un ultimo modello in legno ed io chiamo l'assistente di Michelle, dicendogli: "Ho bisogno di vedere come maneggia la spada di prova, farle delle foto ed assicurarmi che le dimensioni vadano bene." Mi ha risposto: "Guarda, ha appena lasciato il set diretta all'aeroporto. Prova a chiamarla direttamente." Così l'ho chiamata e le ho detto: "Ehi Michelle, sono Mario. Ho qui la spada e ho davvero bisogno di vedere come riesci a gestirla perché, se non entra in produzione entro domani, non riusciremo ad averla pronta in tempo per le riprese." Lei è stata super disponibile, ha organizzato l'incontro e mi sono precipitato all'aeroporto con questa spada avvolta in un asciugamano dove, non so come, sono arrivato prima di lei. Mi avvicino al banco dell'addetto alla sicurezza e gli faccio: "Ciao, ascolta, non ti voglio allarmare ma ho una spada con me e devo fare delle foto con un'attrice che sarà qui a momenti." Ed è successa una cosa surreale; senza battere ciglio, il tizio mi fa: "Ma certo. Si accomodi nella saletta che le abbiamo preparato qui a fianco."

Così ci hanno fatto entrare in questa piccola sala riunioni e poco dopo è arrivata anche Michelle. Abbiamo scattato le foto con la spada e poi lei ha preso il suo aereo ed è andata via. Io sono tornato dai costruttori con le misure esatte che ci servivano e... è stato veramente stranissimo che la security non mi abbia fatto portare via.



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Cosa può dirci dei gradi incorporati sui distintivi. Una fonte mi ha detto che si tratta di un'idea venutale in sogno.

Sì. I distintivi sono uno di quegli oggetti di scena che hanno richiesto un po' di tira e molla per venire fuori bene. Anche in questo caso, come per il phaser, si tratta di oggetti che verranno usati spesso alle Comic-Con e nei cosplay, quindi tenevamo in modo particolare alla loro buona riuscita, sia per la serie sia per i fan. Inizialmente abbiamo pensato a molte possibilità, sia nelle forme che nei colori e nei simboli dei vari dipartimenti. Con la costumista Gersha Phillips ragionavamo su come evidenziare i gradi sulle uniformi, dato che già nelle fasi iniziali della produzione è sempre stata sua intenzione adottare uno stile generalizzato per tutti, senza gradi in evidenza. E così ha fatto, con delle variazioni molto sottili.

Ci ho pensato su e mi chiedevo: "Come li mostriamo i gradi?" In mente avevo i pallini sul colletto delle uniformi di The Next Generation. Era un'idea ma non potevamo scavalcare così la Serie Originale. Ci ho pensato molto, così tanto che una notte ho sognato la soluzione. Sogno spesso gli oggetti su cui sto lavorando e sognai i distintivi con dei piccoli buchi sull'angolo sinistro. Mi sono svegliato e ho capito: "Oh, certo, possiamo mettere i pallini sui distintivi." E' vero, l'ispirazione mi è venuta in sogno. La mattina dopo sono entrato in ufficio, ho presentato l'idea e tutti quanti hanno detto: "Sì. Ottimo, hai fatto centro." E non abbiamo più fatto marcia indietro, partendo da quel concetto.


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Anche la carne di gormagander è da considerarsi un oggetto di scena. Come l'avete realizzata?

Abbiamo collaborato con un'artista culinaria davvero molto brava, qui a Toronto. Si chiama Janice Poon e s'è fatta un nome negli anni, in particolare per le sue creazioni nella serie TV Hannibal; chi l'ha visto sa quanto sono intricati i cibi che appaiono in quello show. Così, abbiamo lavorato con lei e abbiamo ragionato un po' sull'aspetto che dovesse avere la carne di gormagander. Avevamo in mente i tocchi di tonno o di altro pesce. Abbiamo osservato varie foto di carne di pesce in putrefazione e ci siamo chiesti come riuscire a ricreare qualcosa del genere, rendendolo al tempo stesso commestibile (e vegano). Una volta capito cosa si poteva realizzare, abbiamo preso le foto e le idee di Janice e le abbiamo esposte al reparto creativo, dicendo: "Ok ragazzi, occorre che ci disegniate dei veri pezzi di carne, così da chiedere l'autorizzazione al regista e ai produttori." Hanno disegnato cose fichissime e le abbiamo sottoposte nuovamente a Janice, che le ha realizzate. Ha prodotto un bel po' di carne di gormagander commestibile. Anche piuttosto saporita.



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E come avete realizzato la zuppa di gangli kelpiani? Stesso metodo?

Quella è stata più difficile. Sostanzialmente è una gelatina vegana. Di solito nella gelatina si usa anche midollo osseo, ma la nostra era vegana. Magari non è proprio la fine del mondo, ma si poteva mangiare.



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Era tranya la bevanda che si vede nella scena con Clint Howard
[l'Orioniano baffuto che fa fumare Tilly nell'episodio 1x15 - N.d.t.]? Lo conferma?

Lo confermo: era tranya.

Rivisto l'episodio della Serie Originale in cui il tranya appare per la prima volta [L'espediente della carbonite - N.d.t.], ci siamo messi a girare in lungo e largo i negozi della città per trovare una zuppiera che somigliasse molto a quella dell'epoca. Abbiamo cercato di inserire quanti più Easter egg possibili: sono sicuro che i fan ne abbiano individuati alcuni e il tranya rientra in questo gioco. E' stato difficile recuperare una zuppiera da cocktail in stile anni '60, ma ci siamo andati molto vicino. Anche con il colore della bevanda, che sostanzialmente è succo di frutta annacquato.



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Come avete realizzato il pugnale di Clint Howard?

Il "pugnale laser" di Clint è una semplice combinazione di materiali e giochi di luce. Dentro l'impugnatura c'è una laser verde che viene riflesso sulla lama, realizzata in resina semi-trasparente grazie alla stampa 3D. Quando il laser illumina la lama, si crea una sorta di effetto fluorescente al quale la squadra degli effetti speciali ha aggiunto qualche dettaglio in post-produzione. Boom, ecco il tuo "pugnale laser".




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Sbaglio o c'erano anche lumache di Ceti da qualche parte? Mi pare di averle viste in padella…

Quelle in realtà sono fatte sciogliendo e amalgamando insieme vari tipi di caramelle gommose, per rimodellarle sotto forma di piccole larve. Comunque sì, rappresentano lumache di Ceti.



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Ma come riesce a tenere traccia di tutti gli oggetti che realizza?

In pratica tengo una bibbia dove annoto tutti gli oggetti di scena realizzati nell'anno in corso. E' un bel mattone. La uso in modo da fornire ai nuovi registi le informazioni di cui possono aver bisogno. Gli dico: "Questi sono tutti i nostri oggetti di scena." Ci sono anche le descrizioni di ogni oggetto e del suo possibile utilizzo. Ogni strumento ingegneristico ha un nome e uno scopo preciso e questo è molto utile per evitare che attori ed autori lavorino al buio. Per noi il contesto in cui si muovono è un ambiente reale, quindi se ci chiedono una tecno-chiave inglese lo fanno con cognizione di causa, sapendo già come maneggiarla e che uso farne. E' molto divertente.



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E' in questo campo da abbastanza tempo da sapere che - certe volte - tempo, soldi e impegno investiti nella realizzazione di un particolare oggetto non sempre vengono valorizzati. Può capitare che un oggetto di scena appaia sullo schermo giusto pochi secondi o che venga addirittura tagliato dal montaggio finale. Come si sente in questi casi? Le si spezza un po' il cuore?

Sono i miei piccini e non li vedrà nessuno. Devi accettarlo. Dopo un po' lo accetti. Puoi fare lo sbruffone e dire: "Ah si? Ma che m'importa?" però in realtà t'importa. E' bello vedere il frutto del proprio lavoro e non parlo solo per me: nella serie ho due responsabili acquisti, tre attrezzisti sul campo, lavoro con laboratori artigiani a Los Angeles, in Inghilterra, qui a Toronto e fuori città. Abbiamo un gruppo fantastico che rende possibile tutto questo. Perciò, quando un oggetto di scena non viene giustamente valorizzato, il colpo lo accusano tutti, non solo il sottoscritto. Comunque è un inconveniente del mestiere.



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Accennava prima al fatto che - diversamente da come accade in molte altre produzioni televisive o cinematografiche, dove alla fine delle riprese gli oggetti di scena vengono distrutti o venduti a collezionisti e case d'asta - molti oggetti di Star Trek entrano invece nel circuito dei musei e delle mostre itineranti. Proprio alcuni oggetti realizzati dalla sua squadra per Star Trek: Discovery sono stati recentemente mostrati a bordo di una nave da crociera. Cosa significa per lei sapere che le sue creazioni hanno una vita anche fuori dal set e possono essere osservati da vicino dagli appassionati di tutto il mondo?

Mi piace moltissimo. Una delle cose più belle di lavorare in Star Trek è che puoi già contare su un'ampia base di fedeli appassionati. Sono i fan che permettono alla serie di esistere, ogni giorno. Non saremmo qui senza di loro. Quindi per noi è grandioso potervi restituire un po' di tutto questo, mostrandovelo da vicino in modo che possiate osservarlo ed apprezzarlo come se si trattasse di veri reperti storici; reperti storici nel presente. E' grandioso per noi ed è grandioso per i fan. Sono sempre felicissimo quando ho l'opportunità di parlare di queste cose con qualcuno - come con te in questo momento - o quando posso mettere in una scatola un bel po' di oggetti che abbiamo costruito e spedirli ad una galleria chissà dove. E' bellissimo che tutti possano vederli.



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Qual è l'oggetto di scena, non ancora realizzato, che considera il suo sogno nel cassetto?

Personalmente sono molto affascinato dalla tecnologia alla base dei droni, specialmente quelli a guida autonoma. Mi piacerebbe molto sapere come si evolverà e dove sarà arrivata fra 200 anni.


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Fonte: StarTrek.Com




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