Emmy Awards: cast e produttori di "Star Trek: Discovery" parlano di canon e personaggi |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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lunedì 11 giugno 2018

Emmy Awards: cast e produttori di "Star Trek: Discovery" parlano di canon e personaggi

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CBS ha organizzato a Los Angeles un nuovo evento promozionale per i prossimi Emmy Award, tutto dedicato a Star Trek: Discovery.

Per parlare della serie al pubblico sono intervenuti i produttori esecutivi d DSC e gli attori Sonequa Martin-Green (Burnham), Doug Jones (Saru), Mary Chieffo (L'Rell), Wilson Cruz (Culber), James Frain (Sarek) ed Anthony Rapp (Stamets), che è arrivato solo alla fine.


L'evento si è aperto con la proiezione dell'episodio 1x07, intitolato Toglie di senno fin anche i più saggi, a cui sono seguiti un dibattito e varie considerazioni sulla serie. Poiché si tratta di un'iniziativa mirata a promuovere la candidatura di Star Trek: Discovery ai prossimi Emmy Awards, si è parlato solo della prima stagione.

Le esigenze dei fan contano quanto quelle dei neofiti


Prendendo spunto dalla presenza di Harry Mudd (un personaggio della Serie Classica) nell'episodio appena proiettato, è stato chiesto al produttore esecutivo Heather Kadin quanto peso viene dato dietro le quinte al fan service e quanto invece si cerca di proporre al pubblico qualcosa di nuovo. Kadin ha risposto:

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E' una parte importante dello show. Dietro e davanti la camera da presa abbiamo un gruppo di persone composto da chi è letteralmente ossessionato da Star Trek, altre a cui non dispiace ed altre ancora che lo conoscono appena. Perciò abbiamo discusso - e discutiamo ancora - dell'importanza di rendere la serie autentica per i fan, lasciando la porta aperta a tutti quelli che non l'hanno mai vista prima, specialmente perché - prima di adesso - ci sono state serie e film che si sono rivolte ad un pubblico già cresciuto, perciò come si fa a coinvolgere un audience più giovane che non ha seguito la saga? Ed è una delle cose più belle di questa serie, tanto che molti di noi hanno figli nell'età adatta per seguirla e gli è piaciuta. Il punto di partenza è sempre quello di amare e rispettare il canon di Star Trek, ma rimanendo aperti nei confronti del nuovo pubblico.


Camminando sul solco del canon


Del difficile equilibrio tra presente, passato e rispetto del canon ha parlato anche il co-creatore dello show Alex Kurtzman, che commenta così la questione:

Abbiamo una specie di squadra di polizia che controlla costantemente che i colori ed i design siano coerenti col canon. Ci chiediamo sempre cose come: "Sappiamo che aspetto ha un phaser, però dobbiamo farne una nuova versione purché non sembri troppo nuova, perché siamo in un'epoca antecedente la Serie Classica, quindi come si fa a far sembrare qualcosa nuovo mantenendolo coerente con ciò che conosciamo?" Ci sono tavole rotonde ogni giorno su questioni del genere e non solo per gli oggetti di scena o l'aspetto esteriore della serie.

Penso che i film mi abbiano insegnato parecchio su come percorrere questa strada ma, come ha detto Heather, bisogna cercare di accontentare i fan ed anche riuscire a coinvolgere pubblico nuovo perché è facendo così che Star Trek è rimasto ciò che è per oltre cinquant'anni. Personalmente, ritengo che la differenza tra il cinema e la televisione sia ormai completamente sfocata. Noi ci sforziamo di fare un film ogni settimana; è stato il nostro obiettivo quest'anno e se tutto va bene continueremo a fare così.


Ogni elemento conta


Il Co-showurnner Aaron Harberts ha candidamente ammesso che uno dei motivi che ha spinto la produzione a realizzare l'episodio del loop temporale con Harry Mudd è stato prettamente economico:

Non lo negherò: stavamo cercando disperatamente di risparmiare un po' di soldi.


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Tuttavia, Harberts ha fatto notare come anche in un episodio autoconclusivo come quello di Mudd, gli autori cerchino sempre di inserire momenti importanti per lo sviluppo dei personaggi e degli archi narrativi più lunghi, anche in vista della stagione successiva:

Quando Gretchen [J. Berg] ha deciso di creare un episodio con il loop temporale, ci siamo domandati come poterlo sfruttare al meglio ed in che modo poteva contribuire a questo gigantesco affresco che lei ed io ci siamo impegnati a realizzare. Così è servito a conoscere qualcosa in più sulla storia di Hugh e Stamets, per esempio con l'opera Kasseelliana che è un elemento che nasce lì e ritorna più avanti, anche nella seconda stagione. Sono piccole cose che rendono vivi e concreti i nostri personaggi e li fanno crescere.


Le dinamiche fra Burnham e L’Rell sono molto da Star Trek


La protagonista della serie, Sonequa Martin-Green, ha evidenziato i parallelismi tra il suo personaggio Michael Burnham e quello interpretato da Mary Chieffo, L’Rell:

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La cosa bella di Burnham e L’Rell è che ci sono molte somiglianze fra queste due donne: entrambe tendono ad esagerare ed entrambe cercano in tutti i modi di farsi ascoltare. Inoltre sono state entrambe condizionate dalla loro natura, dall'ambiente in cui sono cresciute e ad un certo punto lo mettono in discussione; forse stanno anche cercando di staccarsene del tutto.

Adoro il fatto che siano due donne che dovrebbero essere nemiche, ma si rendono conto che non ci sono differenze fra loro… è questo fa molto Star Trek. Non c'è niente di diverso fra noi. Ed è anche qualcosa che ha detto T'Kuvma nel primo episodio: "Ti guardo e mi vedo riflesso in te". Dire che tutto ciò che esiste è in realtà una cosa sola, fa molto Star Trek. E' quel genere di verità potente che Star Trek continua a portare in dote.

C'era una battuta che purtroppo è stata tagliata, in cui Burnham guarda L'Rell e dice: "Oggi, non è una mia nemica."


Mary Chieffo si identifica molto in L’Rell


Dal canto suo, Mary Chieffo trova molto liberatorio come attrice interpretare L'Rell:

L’Rell è un personaggio che sento molto vicino a me, perché per interpretarlo non devo contenermi. Sono alta più di 1,80 m, ho il vocione e per tutta la vita mi hanno sempre rimproverato di essere troppo energica. Ora ho la possibilità di essere tutte queste cose ed è stato davvero liberatorio.


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Chieffo ha anche commentato l'evoluzione di L'Rell nella prima stagione e com'è cambiato il personaggio nell'episodio finale:

La cosa divertente nell'arco narrativo di L'Rell che vediamo nella prima stagione è che la Federazione l'ha mal giudicata, almeno un po'. E' un'aliena, pertanto le sue azioni possono essere lette in un certo modo secondo gli standard umani. E' bello che non abbiano temuto tutto questo e l'abbiano lasciata libera di crescere e trovare il suo posto, alla fine della prima stagione. Anche lei comincia a capire che gli umani non sono poi così male e ha tutto il potenziale per imparare ed evolversi.


Doug Jones, il primo Kelpiano


Con una colorita battuta, Jones ha spiegato al pubblico in che modo si è approcciato al ruolo di Saru:

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Durante la mia carriera più o meno trentennale, ho indossato più latex io di una battona da due soldi. Con un nuovo personaggio, la sfida è sempre quella: come faccio a farlo apparire diverso da uno che ho già interpretato in passato? La maschera fa moltissimo, ma anche la storia in cui è inserito il personaggio fa moltissimo. Saru, in quanto Kelpiano, rappresenta una nuova specie nell'universo di Star Trek ed il fatto che la serie sia ambientata prima della Serie Classica, porta inevitabilmente a chiedersi: "Che è successo dopo ai Kelpiani?". Immagino che lo scopriremo. Comunque è un compito che fa paura quello di rappresentare non solo un nuovo personaggio, ma addirittura una nuova specie. 


Vulcaniani molto british


Anche l'attore James Frain ha commentato l'approccio che ha seguito per interpretare il Vulcaniano Sarek:

L'intera faccenda dei Vulcaniani ruota attorno a quest'idea che non provino emozioni ma, come sa ogni buon fan di Star Trek, loro in realtà le contengono. Ho rivisto alcune interpretazioni di Sarek del passato ed una che mi ha colpito particolarmente è una delle ultime, in Star Trek: The Next Generation. Sarek ha un momento in cui si lascia completamente andare con Picard ed è una cosa incredibile da vedere. Ha una tempesta dentro di sé ma non la fa uscire. E' questa la chiave: non è che non provi emozioni; le provi, ma rimani così [fa una faccia impassibile]. Perciò essere Inglese per me è un enorme vantaggio. In pratica devo stemperare il tutto su vari livelli di aria di sufficienza, paternalismo e, sostanzialmente, fare proprio l'Inglese!


Wilson Cruz ed il Dr. Culber: un'esperienza che cambia la vita


E' con un nodo alla gola che Wilson Cruz ha raccontato come il Dr. Culber e la sua relazione col Tenente Stamets abbia lasciato il segno nella sua vita:

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Per me ed Anthony [Rapp], interpretare due uomini dichiaratamente gay e la loro grande storia d'amore, in cui l'omosessualità dei personaggi è proprio la cosa meno importante, mi ha cambiato la vita ed è diventato sempre più chiaro man mano che, lo scorso anno, si discuteva su come rappresentarla.

Proprio l'altro giorno mi è arrivata una nota su Instagram da un giovane Europeo, grande fan della serie, che mi ha detto come Anthony ed io siamo riusciti ad ispirarlo e a dargli il coraggio per fare coming out con sua madre, che l'ha accettato a braccia aperte. Ha voluto ringraziarci per questo e, per me, è di questo che si tratta: noi aiutiamo questa generazione ad immaginare un futuro degno di essere vissuto; vogliamo rappresentare un futuro dove le differenze vengono celebrate, non semplicemente tollerate. Un futuro dove il nostro amore è lo stesso in importanza e bellezza. Essere parte di tutto questo ti cambia la vita.



Fonte: TrekMovie






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