[EXTRA CANON] Star Trek Discovery - The Light of Kahless |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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sabato 23 giugno 2018

[EXTRA CANON] Star Trek Discovery - The Light of Kahless

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Si è da poco conclusa la miniserie in quattro parti Star Trek: Discovery - The Light of Kahless, nata con lo scopo di offrire ai fan di Discovery un importante antefatto sulla vita del leader Klingon T'Kuvma. Apparso in soli due episodi della serie TV, questo personaggio ha ricoperto un ruolo centrale per impostare l'arco narrativo della prima stagione, basato sulla guerra fra la Federazione e l'Impero Klingon.

Forse solo i fan dei Klingon e della storia dell'Impero possono apprezzare appieno questa miniserie estremamente Klingon-centrica, tuttavia la conclusione aggiunge un tassello fondamentale alla storia della guerra e getta sotto una luce completamente nuova le origini del conflitto e le reali responsabilità di Michael Burnham.


ATTENZIONE: se avete intenzione di leggere il fumetto Star Trek: Discovery - The Light of Kahless, questo articolo contiene SPOILER!


A proposito di Star Trek: Discovery - The Light of Kahless


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Editore: IDW Publishing
Autori: Mike Johnson e Kirsten Beyer
Disegni: Tony Shasteen

Dieci anni prima che il Capitano Kirk si imbarcasse sull'Enterprise per la storica missione quinquennale, la Federazione Unita dei Pianeti era nel bel mezzo di un devastante conflitto col misterioso Impero Klingon.

Chi sono in realtà questi nemici? Esplorate il sorprendente mondo dei Klingon con un'avventura narrata esclusivamente all'interno di questa miniserie collegata alla serie TV.




Voq e L'Rell


La cornice della storia si svolge nel periodo compreso tra il primo ed il quarto episodio della prima stagione di Discovery, dopo la battaglia alle stelle binarie ma prima dell'arrivo del Klingon Kol, quando la Nave dei Morti che fu di T'Kuvma è alla deriva nello spazio. Il peso del comando è caduto sulle spalle di Voq dopo che Michael Burnham ha ucciso il leader dei Klingon.

La situazione è grave, la nave dev'essere riparata ed il cibo scarseggia. Voq sente che sta fallendo la missione affidatagli da T'Kuvma ed è così che L'Rell decide di dargli coraggio raccontandogli la vera storia di T'Kuvma e della sua ascesa al potere.


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Le umili origini di T'Kuvma


Il primo elemento che viene stabilito nel fumetto è che, prima di fondare il suo Casato, T'Kuvma apparteneva al Casato di Girjah, una famiglia un tempo rispettata e in vista ma caduta in disgrazia e oppressa dai debiti che, quando T'Kuvma era solo un ragazzino, era già gestita dal fratello del suo defunto padre: un tipo meschino, più attento agli affari che alla gloria e all'onore.

In quel periodo il giovane T'Kuvma, preso di mira e picchiato dai fratelli più grandi, scopre casualmente che la sorella maggiore, J'Ula, ha trovato i resti dell'antichissima nave di famiglia (la Nave Sarcofago) ed aiutata da un gruppo di volontari, la sta segretamente ristrutturando.


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La Nave dei Morti


Qui gli autori Kirsten Beyer e Mike Johnson aggiungono un dettaglio importante alla mitologia di Discovery, raccontando l'origine della Nave dei Morti: come spiega J'Ula al fratello T'Kuvma, la nave è stata costruita secoli prima dagli antenati del loro Casato ma non ha mai preso il volo perché, proprio in quel periodo, sono cominciati i guai economici della loro famiglia che li ha condotti a perdere con disonore il seggio nel consiglio; a quel punto, la maestosa nave è diventata solo il simbolo di un fallimento ed è stata dimenticata per la vergogna.


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Lo scopo di J'Ula, convinta che i Klingon siano diventati un popolo lassista attento agli interessi particolari piuttosto che al bene dell'Impero, è quello di riunificare i Casati facendo volare la Nave dei Morti fino al monastero di Boreth (già citato in The Next Generation) in cerca di un Kahless rinato che possa ricondurre l'Impero sulla retta via.


La vocazione di T'Kuvma


Quindi, secondo questa narrazione, è stata proprio J'Ula a fare da mentore a T'Kuvma e ad instillare in lui il sogno di riunire l'impero attorno allo slogan "Restare Klingon".


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Essendo una donna J'Ula non può frequentare il monastero su Boreth, quindi lo farà T'Kuvma col benestare dello zio (che vede nell'allontanamento del nipote da Qo'noS una bocca in meno da sfamare). La vita coi monaci è durissima: gli adepti sono sottoposti a prove fisiche al limite della sopravvivenza, in una selezione durissima che ha lo scopo di trovare il Klingon migliore in cui lo spirito di Kahless possa manifestarsi per il suo ritorno.


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T'Kuvma sembra l'unico in grado sopportare la sfida e i monaci cominciano a puntare molto su di lui come possibile Kahless redivivo; il problema è che, secondo la profezia, Kahless dovrebbe manifestarsi chiaramente al prescelto mentre T'Kuvma sostiene di vedere solo una "luce" durante le sue visioni.


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Questo spacca i monaci fra coloro che credono che T'Kuvma sia comunque la nuova manifestazione di Kahless e chi ritiene invece che non sia così, pur riconoscendo che il leggendario Klingon stia cercando di comunicargli un messaggio.

Purtroppo non sapremo mai cosa sarebbe accaduto se T'Kuvma fosse rimasto su Boreth perché, ad un certo punto, viene invitato a tornare su Qo'noS per il matrimonio della sorella ed i monaci pensano che dovrebbe restare sul pianeta centrale Klingon dato che, a loro avviso, non c'è altro che possa imparare restando nel monastero.


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Il tradimento di J'Ula


T'Kuvma accetta di lasciare Boreth temporaneamente, giusto per recarsi alle nozze di J'Ula con l'intenzione di tornare quanto prima, ma le cose prendono una piega inaspettata.

J'Ula ha deciso di sposare D'Lor, del Casato di Mo'Kai e di Sanar. T'Kuvma capisce subito che, durante gli anni trascorsi fra i monaci, su Qo'noS le cose sono cambiate e la sorella ha assunto un atteggiamento molto più pragmatico rinunciando al sogno di gioventù di ridare gloria all'impero.

Tuttavia la Nave dei Morti Klingon, la cui ristrutturazione è stata portata avanti dagli adepti di J'Ula che ancora credono nella causa, è quasi pronta per prendere il volo ed è stata persino riattivata la perduta tecnologia di occultamento di cui è dotata.

Con un colpo di scena, J'Ula si dimostrerà spietata uccidendo i suoi fratelli invitati al ricevimento nuziale, per ereditare il nome del casato e unirlo a quello del marito D'Lor: l'unica soluzione, a suo dire, per risolvere i problemi economici e risollevare il nome dei Girjah.

J'Ula si trova quindi costretta a riservare lo stesso trattamento a T'Kuvma che però rifiuta lo scontro, decidendo piuttosto di rinunciare al nome della famiglia a due condizioni: tenersi la Nave dei Morti e i sarcofagi dei suoi antenati.


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L'accordo è fatto ma per J'Ula le cose non andranno come sperato: il figlio concepito con D'Lor nascerà albino (che sia proprio Voq?) e lei lo rifiuterà, raccontando al marito di averlo dato alla luce già morto. D'Lor ne approfitterà per far saltare i patti ed inglobare il casato Girjah nel suo e in quello Mo'Kai, piuttosto che lasciare il nome e la gestione Girjah a J'Ula, come inizialmente stabilito. Da questo momento in poi, quindi, il casato di Girjah non esiste più.


Una scusa per attaccare la Federazione


E' in questo periodo che T'Kuvma si configura sempre più come una guida spirituale per la sua gente, decidendo di mettersi alla ricerca del mitologico faro di Kahless a bordo della Nave dei Morti per trovare la luce che unirà tutti i casati Klingon.

Ciò che troverà è però il ripetitore per le comunicazioni della Flotta Stellare che si vede nell'episodio pilota; T'Kuvma interpreta la presenza di questo ripetitore come il segno che la Federazione, conscia della debolezza dell'Impero (la stessa che lo spinge nella sua crociata), stia spiando i Klingon per prepararsi all'attacco.


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T'Kuvma sceglie di non distruggere il ripetitore per evitare di far sapere alla Federazione che il loro piano è stato scoperto. Invece, decide di cominciare a preparare la sua gente alla guerra contro la Federazione, continuando nel frattempo la ricerca del faro di Kahless.


Kahless rinato


T'Kuvma fa proseliti fra i ceti più bassi della popolazione Klingon, liberando schiavi e uccidendo corrotti e sfruttatori che, con il loro comportamento, hanno disonorato il vero spirito Klingon. Questo, agli occhi della gente comune, lo rende un leader molto popolare ed è così che molti altri Klingon si convincono che lui sua davvero la reincarnazione di Kahless.


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La sua popolarità è tale che l'Alto Consiglio comincia a vedere la cosa come un problema: mentre si trova in riunione per discutere della faccenda, T'Kuvma irrompe nella sala del consiglio per informare della minaccia imminente rappresentata dalla Federazione.

Kol non ne è impressionato: per lui la Federazione è un'organizzazione patetica che non rappresenterà mai una seria minaccia per l'Impero ma T'Kuvma insiste che occorre riunire i casati in nome di Kahless per combattere il nemico. A dargli man forte, arriva all'esterno del palazzo una gran moltitudine di gente che inneggia al suo nome.


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Forte del sostengo popolare, T'Kuvma sfida il consiglio a mettersi pubblicamente contro di lui davanti alla folla, avanzando una sola richiesta: se troverà il faro di Kahless, vuole l'appoggio di tutti i casati Klingon per unirsi alla lotta contro la Federazione.

La richiesta viene accolta, perché nessuno crede davvero all'esistenza di questo manufatto.

Nel frattempo, sempre più Klingon si uniscono alla causa di T'Kuvma entrando a far parte ufficialmente del suo Casato; fra questi, ci sono anche L'Rell e Voq.


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Una guerra inevitabile


Ed è qui che la cosa si fa più interessante: la ricerca del faro continua infruttuosa per anni finché il fedele braccio destro di T'Kuvma, Khel, ad insaputa del leader ne realizza una copia.

Il faro è un mito, non verrà mai trovato, ma se serve per riunire il popolo Klingon allora non è disonorevole usare un espediente; per Khel, il vero faro di cui parla la profezia, la vera luce che unirà l'Impero, è proprio T'Kuvma. E' così che T'Kuvma alla fine deciderà di accendere il faro attirando le attenzioni della Shenzhou.


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La miniserie si conclude esattamente in questo punto, laddove la storia prosegue con l'episodio pilota della serie TV. Secondo questa interpretazione (che ricordo essere stata elaborata da Kirsten Beyer, una delle autrici ufficiali della serie Netflix) l'intervento a gamba tesa di Michael Burnham, con tanto di ammutinamento, non è stato poi così determinante per scatenare la guerra con l'Impero.


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T'Kuvma aveva già predisposto tutto quanto, la sua gente (anche chi non ha mai creduto in lui) era pronta ad intervenire ed è adesso evidente che il leader Klingon avrebbe scatenato comunque la guerra con una scusa qualsiasi.

Altro elemento da considerare è che L'Rell (per metà appartenente al Casato di Mo'Kai, quindi non avulsa ai sotterfugi) era al corrente di tutto questo e, alla fine del suo racconto, lo è anche uno scioccato Voq che però accetterà la realtà dei fatti ed imparerà una lezione importante: i leader devono apparire nudi e puri agli occhi dei sottoposti ma è infantile ritenere che lo siano davvero.


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