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domenica 8 luglio 2018

L'Amministrazione Trump vuole una "Space Force" per le minacce spaziali

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Secondo il canon, i M.A.C.O. (Military Assault Command Operations) opereranno per conto del governo terrestre solo intorno all'anno 2150, ma sembra che il Presidente U.S.A. Donald Trump voglia accelerare i tempi…


Al momento, il grosso della "politica spaziale" statunitense è focalizzato sulla gestione del traffico satellitare e nel monitoraggio dei numerosi rifiuti che stazionano nell'orbita terrestre.

Tuttavia pochi giorni fa, intervenendo allo US Space Council, il Presidente Donald Trump ha annunciato di aver ordinato al Pentagono di istituire un nuovo corpo militare chiamato Space Force.

Non è chiaro quale sarebbe il ruolo di questa Armata Spaziale (che andrebbe prima approvata, regolamentata e finanziata dal Congresso), ma Trump la definisce un'organizzazione "separata ed equivalente" rispetto alla già operante Air Force, il Comando Spaziale che si occupa di difendere i satelliti militari in orbita.


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L'anno scorso l'attuale amministrazione U.S.A. aveva già tentato di fondare uno Space Corp che avrebbe dovuto gestire le possibili minacce in orbita ma - nonostante la bocciatura del Congresso - il Presidente ha evidentemente continuato ad accarezzare questa idea. Prima del suo recente annuncio allo Space Council, tre mesi fa Trump era tornato a parlare dell'ipotetico nuovo corpo militare descrivendolo come:

L'equivalente per lo spazio dell'esercito e della marina, perché stiamo investendo molti soldi nello spazio.


Leggendo l'analisi di questo interessante articolo apparso su Focus, si evince che avere astronauti-marines addestrati per combattere un'ipotetica guerra spaziale sarebbe alquanto inutile; tornerebbero molto più utili hacker ed ingegneri informatici, per tentare di disabilitare satelliti ed apparecchiature nemiche a colpi di cyberattacchi.

Del resto, è una strategia che ha funzionato molto bene anche con i Borg quando Picard/Locutus ha hackerato l'alveare, addormentando i droni pronti ad assimilare la Terra…


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Nel frattempo, in Cina…


Certo se ad attaccarci fossero Klingon o Romulani gli astro-marines farebbero comodo ma, al momento, le minacce concrete partono tutte dal pianeta Terra e purtroppo c'è un vuoto normativo che riguarda proprio i cyberattacchi: nel Outer Space Treaty del 1967, si proibiscono espressamente solo le armi di distruzione di massa.

Oltretutto si affacciano all'orizzonte anche armi più convenzionali ma decisamente avanzate dal punto di vista tecnologico, come questo fucile laser proveniente dalla Cina.


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Viene classificata come arma non letale ma, se usata in modo improprio, ha il potenziale per incenerire una persona in carne ed ossa.

Questo "antenato" del fucile phaser di Star Trek (chiamato con la sigla ZKZM-500) è in grado di colpire il bersaglio fino ad 800 metri di distanza e sebbene un singolo colpo - silenzioso ed invisibile - non possa disintegrare istantaneamente qualcuno come in Star Trek, un'esposizione prolungata al suo raggio laser è certamente capace di bruciare e tagliare come un lama il corpo umano.

Sembra peraltro che armi simili siano già in dotazione alle forze armate cinesi in via non ufficiale, ed è il motivo per cui l'amministrazione americana vuole fare chiarezza sulla questione, dopo un presunto attacco laser subìto da due sue militari.

Come minimo, ci auguriamo che l'uso di questa ed altre controverse innovazioni belliche venga regolamentato al più presto da una serie di accordi internazionali.



Fonte: Focus, HDBlog




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