[INTERVISTA] A scuola di regia "Trek" con Michael Dorn |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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venerdì 24 agosto 2018

[INTERVISTA] A scuola di regia "Trek" con Michael Dorn

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Michael Dorn ha passato ore ed ore della sua vita in sala trucco per trasformarsi nel Klingon Worf, tanto in Star Trek: The Next Generation quanto in Star Trek: Deep Space Nine. Eppure Dorn ha passato un bel po' di tempo anche in sala di montaggio quando, come alcuni suoi colleghi, ha deciso di seguire il corso accelerato di regia promosso dal produttore Rick Berman, che gli ha permesso di dirigere tre episodi di DS9 (Nelle carte, Inquisizione e Quando piove…) ed uno di Star Trek: Enterprise (Due giorni e due notti).

Il sito ufficiale StarTrek.com ha intervistato recentemente l'attore per chiedergli di condividere con i fan i ricordi della sua esperienza come regista e per sapere se tornerà prima o poi dietro la macchina da presa.

Ecco cosa ha risposto.


Quand'è che s'è reso conto di voler dirigere? E' stato durante le riprese di TNG?

Veramente, sai è una bella domanda e dietro c'è una lunga storia. Quando sono entrato nel giro, cioè quando sono tornato da San Francisco - sarà stato il 1976 o giù di lì - ecco, è stato allora che ho capito di volerlo fare, di voler dirigere. Stavo cercando di entrare in questo settore ed il padre di un mio buon amico del liceo faceva l'aiuto regista nel Mary Tyler Moore Show. Mi dissero: "Ehi Michael, si è liberato un posticino. Ti va di lavorare allo show?" Io risposi: "Si, ma in realtà io vorrei dirigere" e loro: "Be' dai, intanto comincia con questo, così ti fai un'idea dell'ambiente, vai dietro le quinte, vedi come si lavora etc. etc." "Ok, grande." gli dissi, ma in realtà non avevo alcuna intenzione di recitare.

Nel bel mezzo di tutto questo, un giorno mi hanno chiesto di sostituire un attore ospite che era finito all'ospedale. L'ho fatto. Abbiamo fatto le prove e, considerando che ormai lavoravo con queste persone da un anno, mi sentivo molto a mio agio. Non era niente di che, ho letto le battute e interpretato chi dovevo interpretare. Niente di particolare ma per le successive due settimane, tutti non hanno fatto altro che ripetermi: "Michael, scordati la regia, devi fare l'attore, sei troppo bravo." Ma quello che mi ha fatto veramente cambiare idea è stato quando mi hanno detto: "Ascolta, passerà un sacco di tempo prima che tu possa dirigere. Funziona così. Ma nel frattempo datti alla recitazione e tira su un po' di soldi." Dato che ero un ragazzino della classe media di Pasadena, dissi: "Ok, mi sembra logico."


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Quindi pensava di recitare per un paio d'anni, mettere da parte un po' di soldi e poi dedicarsi totalmente alla regia. Ma alla fine non ha mai abbandonato la carriera d'attore, no?

E' così. Sono stato anche fortunato perché mi sono sempre capitate delle balle parti, quindi non è mai arrivato quel momento in cui ti fermi e dici: "Ok, è arrivato il momento di dedicarsi alla regia." Poi cos'è successo, che dopo il primo anno di The Next Generation si è capito che la serie sarebbe andata avanti e tutti erano molto contenti del nostro operato. Uno dei produttori viene e mi dice: "Allora Michael, immagino che ora vorrai essere pagato di più." Voleva essere una battuta ma io gli ho risposto: "Be', in realtà vorrei dirigere." Però la cosa non poteva funzionare perché, prima di poter dirigere un episodio di The Next Generation, dovevi frequentare la scuola di regia. Ovvero, quando non eri impegnato, dovevi passare tutto il tempo con i registi, i montatori e tutte quelle cose lì. Ma io passavo tutto il tempo in sala trucco, cinque giorni a settimana, 15 ore al giorno. Mi mancava letteralmente il tempo per poterlo fare.


Allora possiamo immaginare che quando è stato ingaggiato per DS9, lo ha fatto mettere nel contratto che avrebbe diretto qualcosa?

Oh, si. Un episodio all'anno, così mi hanno detto. Ed era una cosa che funzionava da un punto di vista logistico, perché in DS9 non c'è esattamente una plancia come quella che avevamo in The Next Generation, dove si svolge la maggior parte dell'azione. Perciò non era necessario che io apparissi in ogni scena di DS9. E' quello che mi ha permesso di trovare il tempo per frequentare la scuola di regia.


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Cosa ricorda di quel percorso? Quali registi ha seguito da vicino e cosa l'ha colpita di più osservandoli all'opera?

Erano tutti molto, molto bravi. James Conway è stato uno di quelli che ho seguito. Per un po' anche Gabrielle Beaumont. E quasi tutti gli altri. Gabrielle Beaumont era davvero molto capace, una persona dal temperamento molto calmo, che sapeva il fatto suo. Mi è piaciuto moltissimo anche Rick Kolbe. In realtà ho seguito un corso di regia già quand'ero al college, quindi ho sempre pensato di essere portato per questa cosa. Me lo dicevano anche i miei insegnanti: "Wow, Michael, sei bravo, sei proprio bravo. E' un lavoro che potresti fare."


Quali sono stati gli aspetti più difficili da gestire, in termini di una regia specifica per Star Trek?

Quello che ho trovato molto impegnativo è stato l'aspetto politico di tutto questo business, la politica che ogni serie deve seguire. La regia in senso stretto per me è semplice e la posso fare. La cosa buffa è che tutto questo l'ho imparato col primo episodio di Deep Space Nine. E poi anche con Enterprise, è successa la stessa cosa. Anche se parliamo delle stesse persone che conosco da vent'anni, c'è un sacco di politica nel mezzo e devi per forza imparare a districarti.


In tutto ha diretto quattro episodi di Star Trek: Nelle carte, Inquisizione e Quando piove… per DS9 e Due giorni e due notti per Enterprise. Non vogliamo chiederle di scendere nei dettagli di tutti questi episodi, quindi ci parli del primo che ha diretto. Ha trovato d'aiuto il fatto che la trama di "Nelle carte" fosse una di quelle sceneggiature dove l'episodio si sviluppa passando continuamente dalla storia A alla storia B, e che i protagonisti fossero Jake e Nog?

Devo dire che avevo un sacco di buone idee in mente, ma molte volte le buone idee non corrispondono a quello che ci si aspetta da te, capisci? La televisione è un mezzo in mano ai produttori. Ma comunque mi è piaciuto, pensai che fosse una buona storia per un episodio diverso dal solito. Eravamo nel bel mezzo di una bruttissima situazione in cui rischiavamo di prenderle di santa ragione ed arriva questa storia più leggera, sulla figurina di Willie Mays. Creava una dicotomia interessante e mi piacciono molto queste cose. Il secondo che ho diretto (Inquisizione) mi è piaciuto più del primo; anche gli altri due li ho trovati interessanti. Ma comunque anche nel primo tutti mi hanno dato una grossa mano e sono stati molto collaborativi. Una cosa che ho imparato osservando gli altri registi che abbiamo avuto, è che non puoi arrivare sul set e pretendere di dare ordini a destra e a manca. Non va bene, specialmente con gente con cui lavori da tanto tempo. In pratica tu devi arrivare e dire: "Ok gente, mettiamoci al lavoro." Devi lasciare agli altri lo spazio per fare ciò che devono. Dicevo: "Abbiamo tutti la stessa importanza. Tutti possono dire la loro. Se c'è un problema, venite da me e ne parliamo. Ora portiamo a casa il risultato." Penso che fosse d'aiuto e poi risolvere i problemi è proprio qualcosa che mi piace fare. Ogni volta che qualcuno viene da me e mi dice: "Oh, Michael, guarda…,” Io dico: "Ok, vediamo cosa si può fare, riflettiamoci un attimo."


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In quel primo episodio lei ha diretto Louise Fletcher [Kai Winn]. Cos'ha provato nel dare delle direttive ad un premio Oscar, come prima esperienza di regia?

E' stato alquanto agghiacciante. Voglio dire, su, ho visto Qualcuno volò sul nido del cuculo e mi ha lasciato senza parole. Ed ora eccomi lì a dire: "Adesso, Signora Fletcher..." Si, è stato pazzesco.


Ha continuato dirigendo altre puntate di Star Trek, un episodio pilota in cui ha anche recitato, ed altro ancora. Si ritiene soddisfatto di aver avuto questa opportunità in Star Trek? Pensa di dirigere ancora qualcosa?

Si, apprezzo molto il fatto di aver potuto dirigere Star Trek e si, voglio dirigere ancora. Adoro le sitcom, perché sono come una piccola rappresentazione teatrale settimanale. Si fanno dal vivo e c'è anche il pubblico. Penso di avere un certo talento per la commedia, e lo pensano anche altri. Ma, specialmente tralasciando Star Trek, succede che ogni volta che dirigo un episodio, tutti fanno: "Wow, Michael, che meraviglia. Ti abbiamo dato un episodio difficile ed hai fatto un ottimo lavoro. D'ora in poi lavorerai con noi." E la serie viene cancellata. O succede sempre qualcosa. E' successo con VIP, la serie con Pamela Anderson: la serie si è conclusa. Allora ho provato con La vita secondo Jim ed il produttore mi dice: "Michael, vieni sul set e comincia ad osservare un po' tutto quanto. E' una serie che puoi fare." Sono andato, ho osservato, l'ABC voleva dare più spazio alla diversità. E poi è successo qualcosa. Non so cosa. So solo che non mi hanno più voluto assumere per girare questa serie. Ok.

Alcuni produttori di quella serie sono passati ad Hope & Faith. Sono andato, ho seguito i lavori ed ho diretto un episodio. E' una serie con molto lavoro di montaggio, scene d'azione, gente che viene schizzata con l'acqua. Lo faccio, è divertente, rispetto i tempi, nessuno sforamento. Mi dicono: "Michael, organizzati per restare sei mesi a New York perché farai questa serie." Benissimo. La serie è stata cancellata. Quindi si, io vorrei assolutamente continuare a dirigere, specialmente di questi tempi dove molti network seguono questo editto di dare più spazio alle diversità. Perciò io ci sono ed ho anche esperienza. Spero di rimettermi presto all'opera.


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Per approfondire, leggi gli altri articoli sulla scuola di regia "Trek" di Rick Berman e gli attori che l'hanno frequentata!



Fonte: StarTrek.Com


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