[STLV18] Ronald Moore: "Non penso che nuove serie di Star Trek mettano a rischio il franchise" |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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martedì 14 agosto 2018

[STLV18] Ronald Moore: "Non penso che nuove serie di Star Trek mettano a rischio il franchise"

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Ronald Moore, autore di Star Trek nei momenti d'oro di The Next Generation e Deep Space Nine, ha partecipato alla convention 2018 di Star Trek a Las Vegas toccando molti argomenti, da come si scrive una buona storia al ruolo dei social media nel modo di fare televisione oggi, senza dimenticare di citare le sue esperienze in TNG e DS9.

Star Trek era pronto per il cambiamento


Uno dei commenti più interessanti, Moore lo ha offerto in risposta alla domanda di un fan a proposito della "stanchezza" di cui ha sofferto in passato il franchise di Star Trek:

Se parliamo di "stanchezza del franchise", significa che ha perso sapore, che essenzialmente quel modo di fare Star Trek e di raccontare quelle storie, ha fatto il suo tempo. Era qualcosa che si percepiva vedendo le serie; [il franchise] faceva fatica, era stanco. Non era più così coinvolgente e sembrava che fosse lì tanto per esserci. E' per questo che è stato reinventato, hanno portato a bordo gente nuova, si portano dentro nuove idee, cambi certi parametri e gli dai nuova linfa. Perciò, il problema non è tanto nella "quantità" - non è il numero di serie a fare la differenza - ma l'importante è continuare a catturare ed appassionare il pubblico, fare sembrare il prodotto sempre nuovo ed emozionante. Se ti muovi sempre nello stesso ambito e finisci per produrre sempre la stessa serie, una, due, tre volte - che è la situazione in cui si trovava il franchise quando è terminata Star Trek: Enterprise - sembra sempre tutto uguale e si perde la novità. Allora quello è il momento per apportare un cambio radicale; è il momento di far riposare il terreno per un po' e ricominciare tutto da capo.


Il franchise di Star Trek oggi


Moore ha approfondito l'argomento tranquillizzando i fan che vedono all'orizzonte una nuova "stanchezza del franchise" a causa del rinnovato interesse di CBS per la saga, che porterà a sfornare numerosi nuovi progetti 'Trek' nel corso dei prossimi anni, inclusa una nuova serie con il Capitano Picard:

Si, però oggi è stato tutto reinventato, ha tutto un aspetto diverso, lo stile è molto diverso, le storie sono diverse, quindi non vedo - con l'arrivo di tutti questi nuovi progetti - il rischio di affaticare nuovamente il franchise. Il guaio è se ricominciano a proporre la solita minestra, ancora e ancora: se lo faranno, sorgerà di nuovo il problema.


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Ron D. Moore a Star Trek Las Vegas 2018 con Adam Malin


Piller e la stanza degli autori


Michael Piller ha guidato lo staff autoriale di The Next Generation dalla terza stagione in poi, portando dentro nuovi e giovani autori (correndo anche dei rischi) e contribuendo in modo significativo al successo della serie del Capitano Picard. Piller, prematuramente scomparso nel 2005, ha anche co-ideato Deep Space Nine, Voyager ed ha firmato la sceneggiatura del film Star Trek: L'Insurrezione.

Moore lo ricorda così:

Michael era una persona fuori dal comune. Non ho mai conosciuto qualcun altro come lui. Era veramente una persona genuina, senza alcun secondo fine, non cercava di rigirati e molto spesso ti diceva chiaramente cosa pensava (e certe volte non volevi proprio sapere cosa pensava). E' stato un mentore per tutti quelli alle prime armi che ha coinvolto, come me, Brannon Braga, René Echevarria e Naren Shankar. Michael ci ha seguiti tutti con grande cura ed era sempre alla ricerca di nuovi modi per dare alle persone la possibilità di avere successo. Era un persona dolcissima, adorabile. Era anche un personaggio, con quel cappellino dei LA Dodgers perennemente in testa.


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Michael Piller e Rick Berman sui set di DS9


Orgoglioso di Deep Space Nine


Dopo aver scritto il film Star Trek: Primo Contatto insieme a Brannon Braga, Moore si è dedicato a Deep Space Nine, lasciando il segno in una serie in cui è rimasto fino alla fine.

E' difficile credere che siano passati 25 anni. E' stata un'esperienza eccezionale: per me, come autore, The Next Generation è stato un po' come andare al liceo e Deep Space Nine come andare all'università.

La determinazione di quella squadra, di spingerci oltre i paletti stabiliti di Star Trek, di sfidare la vostra idea di cosa si possa definire Star Trek e cosa no… Puntare molto sulla serializzazione, creare personaggi più complessi, situazioni e trame più ambigue, trattare argomenti difficili. Adoravamo quella serie, pensavamo: "Siamo il figliastro dimenticato di Star Trek, quindi al diavolo tutto! Un giorno ci vorranno bene."


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Un giovane Ron Moore posa accanto a James Doohan durante le riprese dell'episodio Il naufrago del tempo (TNG)


Moore ama le sorprese


L'autore ha spiegato in che modo si approccia al processo di scrittura:

Francamente scrivo da un punto di vista molto egoistico, cioè scrivo solo storie che vorrei vedere o che so già che mi piaceranno. Perciò uso una specie di personale barometro interno per capire se la storia è buona oppure no. Ogni volta che scrivo, c'è sempre una parte di me che si immagina seduta sul divano a guardare in TV quello che sto scrivendo. Se riesce a sorprendermi, se c'è un colpo di scena che riguarda un personaggio, o se pensavo che la storia sarebbe andata in un verso e poi va in un altro, quelle sono tutte cose che mi fanno rizzare le antenne. Credo che il potere dell'effetto sorpresa in una storia venga troppe volte sottovalutato.


I Social media sono una distrazione pericolosa


Un altro argomento molto particolare toccato da Moore è quello che riguarda i social network ed il modo in cui - attraverso Twitter, Facebook, Instagram etc -  gli autori possono entrare immediatamente in contatto col pubblico tastandone gli umori in tempo reale. Il fatto che possano instaurarsi certe dinamiche tra fan e creativi attraverso i social media non è unanimemente riconosciuto come un fattore positivo dagli addetti ai lavori. Anche Moore la pensa così:

[I social media] non li trovo strumenti particolarmente utili, se non per motivi pubblicitari. Mi piace che ci sia questo punto di contatto dove coinvolgere il fandom e dialogare col pubblico, però ha un impatto tale sul nostro lavoro e su quello degli autori che cerco sempre di mettere un argine; alla fine dico: "Sapete una cosa? Non è una democrazia. Non lo stiamo mettendo ai voti"... Non penso che faccia bene al processo creativo aprirsi a questo "processo democratico", in mancanza di altri termini. E' una cosa personale, che attiene all'autore; l'artista dev'essere libero di decidere cosa fare, ci lavora sodo e poi presenta il risultato finale al pubblico sperando che gli piaccia. Ma non mi sembra una buona idea coinvolgere il pubblico nel processo creativo, così prima del tempo.

Sarebbe anche difficile [capire cosa vuole il pubblico basandosi sui social] perché, onestamente, come autore ti rivolgi a milioni di spettatori ma con quanti interagisci online? Sono appena una manciata rispetto all'intera platea.


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Ron D. Moore a STLV 2018


La soddisfazione più grande di Moore


Dopo aver concluso il suo lavoro in Star Trek, Moore è stato incaricato di occuparsi del reboot della serie sci-fi anni ’70 Battlestar Galactica. Cominciò a lavorarci non molto tempo dopo il tragico attacco terroristico dell'11 settembre 2001 a New York, cogliendo l'opportunità per raccontare in BSG un mondo tutt'altro che perfetto, con una serializzazione più serrata, e storie e personaggi ancora più crudi che in DS9, spingendosi oltre quello che avrebbe mai potuto realizzare in Star Trek.

Un giovane fan ha quindi chiesto a Moore quale è stata l'esperienza che ha trovato più soddisfacente come autore:

Probabilmente la soddisfazione più grande l'ho avuta con Battlestar, specialmente col primo episodio della prima stagione, intitolato '33'. E' stato un momento creativo molto appagante perché, ancora fino a questo momento, è stata l'unica volta in cui mi sia seduto ed abbia cominciato a scrivere praticamente ad occhi chiusi. Non avevo preparato una scaletta, l'unica idea che avevo in mente era quella di far saltare la flotta da un punto all'altro ogni 33 minuti, con i Cyloni che continuavano a stargli alle calcagna. Ho cominciato con "Scena inziale" e ho continuato a scriverlo tutto d'un fiato fino alla fine. Sono molto fiero di quella particolare sceneggiatura.


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Una scena dall'episodio di Battlestar Galactica intitolato '33', vincitore di un Hugo Award



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Fonte: TrekMovie




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