Ronald Moore: "Molte idee che ho usato in 'Battlestar Galactica' sono nate per 'Star Trek: Voyager'" |   TG TREK - Star Trek News Italia  

Header

lunedì 24 settembre 2018

Ronald Moore: "Molte idee che ho usato in 'Battlestar Galactica' sono nate per 'Star Trek: Voyager'"

Battlestar Galactica, Deep Space Nine, Voy, Ds9, Voyager, Ron Moore, Intervista, Brannon Braga, David Weddle, Bradley Thompson, Libri, TG TREK Star Trek News Novità Notizie

Vi proponiamo un estratto dal saggio So Say We All (Così diciamo tutti), sulla popolare serie sci-fi Battlestar Galactica.

Scritto a quattro mani dalla stessa coppia che nel 2016 ha firmato il volume Star Trek, The Fifty-Year Mission - ovvero Mark A. Altman (autore/produttore di The Librarians, Agent X e Castle) ed Edward Gross (Empire Magazine) - il libro racconta la storia di Battlestar Galactica da 1978 al 2004, attraverso una serie di testimonianze raccolte fra gli addetti ai lavori.

I fan di Star Trek troveranno di sicuro interesse la parte che riguarda Ronald D. Moore, autore di punta di Star Trek: Deep Space Nine che - prima di approdare a Battlestar - aveva tentato inutilmente di trasformare Star Trek: Voyager nello show seriale e crudo che sarà poi il reboot di BSG, entrando in rotta di collisione con gli Studios ed il collega di lunga data Brannon Braga, oggi autore e produttore esecutivo di The Orville.


DS9 + VOY = BSG?


Il seme di quella che sarebbe diventata la nuova serie di Battlestar Galactica è stato piantato nel giugno del 1999, quando si è conclusa Star Trek: Deep Space Nine.

All'epoca, Ronald D. Moore poteva già vantare dieci anni di lavoro come autore di Star Trek: la sua carriera era iniziata come freelancer per The Next Generation, grazie alla sceneggiatura dell'episodio 'Il Vincolo' che convinse immediatamente lo showrunner Michael Piller a farlo entrare nello staff autoriale di TNG; Da lì in poi, Moore ha fatto velocemente carriera fino ad ottenere la mansione di co-produttore.

Terminata The Next Generation (e dopo aver scritto insieme all'altro talento in erba della serie, Brannon Braga, i primi due film con l'equipaggio del Capitano Picard), Moore cominciò a prestare servizio nella squadra di Deep Space Nine diventandone ben presto co-produttore esecutivo.

Nel panorama delle serie di Star Trek, certamente Deep Space Nine rappresentava qualcosa di unico e sottovalutato: abbracciava con favore la narrazione serializzata e scavava a fondo in territori drammaticamente cupi e del tutto atipici per il franchise, in quegli anni. In un periodo in cui i box DVR per registrare gli show televisivi non avevano ancora raggiunto la massima diffusione, Moore spinse decisamente l'acceleratore su quel tipo di narrazione drammatica correndo anche dei rischi, in un panorama televisivo dove ben poche serie facevano altrettanto.

Eppure per lui non era ancora sufficiente.

Moore - come gli altri autori di DS9, lo showrunner Ira Steven Behr, Rene Echevarria, Robert Hewitt Wolfe ed Hans Beimler - godeva di una libertà creativa fino ad allora mai sperimentata. Tuttavia, era convinto che la serie non si stesse spingendo abbastanza oltre, che avrebbe potuto esprimere meglio il suo potenziale e che ci fossero ancora molte convenzioni televisive che potevano essere superate.

Quando DS9 si è conclusa dopo sette stagioni - acclamate dalla critica, ma dagli ascolti non entusiasmanti -  l'autore decise di dedicarsi alla serie successiva, Star Trek: Voyager, che in quel momento stava per entrare nel quinto anno del suo difficile viaggio.

Poteva essere la combinazione perfetta, considerando che il nuovo showrunner di Voyager era proprio Brannon Braga, uno degli amici più stretti di Moore e suo collega di lunga data. Tuttavia le gerarchie hanno giocato a sfavore del nuovo assetto, perché per la prima volta Ronald D. Moore sarebbe stato un gradino sotto Braga nella linea di comando, in qualità di co-produttore.

Nell'unirsi allo staff di Voyager, Moore aveva già ben chiaro in mente come avrebbe voluto approcciarsi al franchise di Star Trek per adattarlo al pubblico del 21° secolo. Sfortunatamente, l'autore scoprì molto presto che la sua visione non era per niente condivisa dal resto della squadra.


Battlestar Galactica, Deep Space Nine, Voy, Ds9, Voyager, Ron Moore, Intervista, Brannon Braga, David Weddle, Bradley Thompson, Libri, TG TREK Star Trek News Novità Notizie
Ronald D. Moore stava già pensando a Battlestar Galactica mentre lavorava a Star Trek: Deep Space Nine?


Brannon Braga (Produttore esecutivo di Star Trek: Voyager):

Battlestar Galactica, Deep Space Nine, Voy, Ds9, Voyager, Ron Moore, Intervista, Brannon Braga, David Weddle, Bradley Thompson, Libri, TG TREK Star Trek News Novità Notizie
Brannon Braga
Ron è arrivato in veste di autore, con la volontà di mostrare nello show ogni genere di idea. Voleva che la serie avesse una sua continuità interna: se la nave veniva danneggiata, doveva restare danneggiata. Voleva che ci fossero conseguenze permanenti per i personaggi. Teneva moltissimo a quel genere di cose, il suo scopo era quello di sradicare il cosiddetto reset episodico. Gli Studios però non erano affatto interessati a questo approccio, perché la serie vendeva benissimo in syndication. C'è voluta la terza stagione di Enterprise [lo spin-off successivo] perché ci accordassero il permesso di fare un po' di serializzazione, e lo abbiamo fatto solo perché la serie era piatta e aveva bisogno di una sferzata. Ho commesso un grosso errore - in generale - a non supportare le idee di Ron quando è salito a bordo. E' stato il momento più brutto nella storia di collaborazione fra Ron, Rick Berman [produttore esecutivo] e me. Davvero una brutta scena. Ron è arrivato col suo ferreo punto di vista ed io ho opposto resistenza, in modo irrazionale, perché avevo appena ottenuto la promozione a showrunner e pensavo di essermela meritata. E' stato sciocco da parte mia, ma mi sono sentito minacciato dall'interventismo del mio vecchio collega. Ron è sempre stato quello che ama rompere gli schemi e vorrei avergli dato ascolto.

Ora penso che probabilmente ha fatto bene ad andar via, perché covava frustrazione nei miei confronti. Da una parte vorrei avergli risposto diversamente, perché so che per la serie sarebbe stato meglio. Ma d'altro canto se fosse rimasto, forse non avrebbe realizzato Battlestar Galactica che, secondo me, è esattamente ciò in cui avrebbe voluto trasformare Star Trek. Ogni creativo ha il suo momento, la sua serie, e sono convintissimo che Battlestar sia il lavoro migliore di Ron: era ciò che bramava di fare con Star Trek da tempo, ma era castrato dai fondamentali della serie.


Ronald D. Moore (co-produttore esecutivo di Star Trek: Voyager)

Battlestar Galactica, Deep Space Nine, Voy, Ds9, Voyager, Ron Moore, Intervista, Brannon Braga, David Weddle, Bradley Thompson, Libri, TG TREK Star Trek News Novità Notizie
Ron Moore
Uno dei pochi rimorsi che ho del mio lavoro in Star Trek riguarda quel breve ma disgraziato periodo nello staff di Voyager. E' stata una brutta esperienza ed un errore che non avrei dovuto commettere, un treno che avrei dovuto lasciar passare. Accettai quel lavoro per le ragioni sbagliate, con aspettative sbagliate. Quando capii che non poteva funzionare, avrei volevo scappare il più velocemente possibile da lì. Mi ricordo quando Brannon mi disse che voleva tantissimo che entrassi nello staff e ne parlammo già durante l'ultima stagione di Deep Space Nine. Sostanzialmente, ho accettato di farlo solo perché non volevo abbandonare Star Trek. C'ero già da dieci anni, mi sentivo a casa, facevo un sacco di soldi. Amavo Star Trek. Rappresentava tutto ciò che facevo. Fa strano pensarci ora, ma ha rappresentato dieci anni della mia vita e i miei primi dieci anni come autore professionista. Tornavo ogni anno: mi prendevo quelle due settimane di ferie che mi spettavano ed ero sempre lì, pronto per la nuova stagione. Insomma, era la mia vita, la mia routine e non riuscivo ad immaginare di non averla più. Non avevo realmente voglia di propormi fuori da quel giro, né avevo per le mani un episodio pilota da vendere disperatamente a chissà chi; non avevo neanche in mente di imparare a fare un'altra serie. Però nessuna di queste motivazioni era quella giusta, cioè: "Oh, mio Dio! Quanto mi affascina Voyager!"

Se non altro, approdai a Voyager con l'intenzione di migliorarla. Pensai che avesse dei difetti, dei problemi e che non funzionasse molto bene. Nella mia arroganza dell'epoca, ho pensato… "Be', vado lì e gli faccio vedere io come si fa una serie di Star Trek. Aggiusto tutto io. Brannon ed io abbiamo lavorato insieme per anni, andrà tutto liscio: lui ed io insieme trasformeremo Voyager in una grande serie." Sono arrivato e ho tentato di cambiare le cose, di giocare diversamente con il concetto, ma l'atmosfera era completamente diversa da come l'avevo immaginata: Brannon era in un'altra posizione. Adesso era il capo.

E' il mio punto di vista, ma mi sembrava meno incline a correre rischi. Mi sembrava spaventato all'idea di modificare la serie; le sue argomentazioni somigliavano molto a quelle di Rick [Berman], su cosa dovesse essere Star Trek e cosa no. Le idee di Brannon erano sempre fedeli a se stesse, con quella fantascienza piena di elementi bizzarri, concetti strani e viaggi nel tempo. Tutti elementi che erano la sua firma, all'epoca. Ma sui personaggi… non era affatto ricettivo quando si trattava di metterli davvero alla prova. Molte delle idee che ho poi usato in Battlestar Galactica, le ho proposte originariamente a lui.

Ma il morale della favola è che Voyager era la sua serie, ed io mi sono comportato come se fosse la mia, e non è stata una mossa molto furba. Ho fatto male i conti quando immaginavo come sarebbe stato tornare a lavorare insieme a lui. Nel mio cuore, sapevo di essere pronto a voltare pagina. Avrei dovuto lasciare Star Trek dopo Deep Space Nine ed affrontare altre sfide, invece ho scelto di restare dove mi faceva più comodo e la cosa mi è sfuggita di mano.


David Weddle e Bradley Thompson (story editor esecutivi di Star Trek: Deep Space Nine)

Sapevamo quanto fosse frustrante, per lui, lavorare a Star Trek. C'erano ancora un mucchio di cose che non si potevano fare in Deep Space Nine, a causa di tutto ciò che era stato stabilito in precedenza. Ron era sempre quello più energico nella stanza degli autori e spesso chiedeva ad Ira [Steven Behr]: "Allora, te la senti di approvare questa cosa?" ed Ira rispondeva come meglio poteva. Come sapete, Ron poi passò a Voyager e tentò di modificare la serie, ma a Rick Berman questi cambiamenti non piacevano. Alla fine ha mollato tutto ed ha creato il reboot di Galactica.
- Weddle


Battlestar Galactica, Deep Space Nine, Voy, Ds9, Voyager, Ron Moore, Intervista, Brannon Braga, David Weddle, Bradley Thompson, Libri, TG TREK Star Trek News Novità Notizie
David Weddle e Bradley Thompson,


Ho un aneddoto fantastico che fa capire benissimo cosa intendeva fare Ron con Star Trek. C'era un episodio di Deep Space Nine intitolato 'Solo una piccola nave', e in una scena di questo episodio i Jem’Hadar abbordano la Defiant e dicono: "Okay, ora farete così, così e così, accenderete i motori ed andremo a compiere qualcosa di molto, molto brutto. Se non fate come vi diciamo, spareremo a questa giovane guardiamarina." Nella versione grezza che abbiamo dato a Ron, il Capitano diceva: "Non abbia paura Guardiamarina. Andrà tutto bene." Perché è il nostro capitano ed è un personaggio che dobbiamo mantenere forte. Ma quando Ron ha lavorato sulla stessa scena, l'ha riscritta così: "Non abbia paura Guardiamarina. Andrà tutto bene." Il Jem'Hadar le spara un colpo in testa e dice: "No, non è vero." Gli Studios rimasero inorriditi quando l'hanno letto.
- Thompson

Abbiamo dovuto tagliare tutto, ma è in quel momento che è già possibile cogliere la nascita di Battlestar Galactica.
- Weddle


Così diciamo tutti


So Say We All, la nuova storia senza filtri di Battlestar Galactica raccontata da Mark A. Altman ed Edward Gross, è in vendita dallo scorso 21 agosto.


Battlestar Galactica, Deep Space Nine, Voy, Ds9, Voyager, Ron Moore, Intervista, Brannon Braga, David Weddle, Bradley Thompson, Libri, TG TREK Star Trek News Novità Notizie
So say we all è disponibile su Amazon


Il saggio in 720 pagine, con copertina rigida, è disponibile all'acquisto su Amazon anche in versione e-Book.



Fonte: TrekMovie






Articoli che potrebbero interessarti