Ira Steven Behr: "Discovery è al passo coi tempi, ma è facile essere serializzati oggigiorno..." |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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sabato 11 maggio 2019

Ira Steven Behr: "Discovery è al passo coi tempi, ma è facile essere serializzati oggigiorno..."

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Lo storico showrunner di Star Trek: Deep Space Nine ha concesso un'intervista al sito ufficiale Star Trek.com per promuovere l'imminente arrivo del suo documentario, What We Left Behind, nei cinema americani.

Commentando l'eredità lasciata dalla serie, che molti (inclusa Nana Visitor) hanno visto raccolta da Star Trek: Discovery, Behr ha messo qualche puntino sulle "i"...


Come mai ha voluto realizzare il documentario What We Left Behind?

Ho partecipato alla mia prima convention in 13 anni, per incontrare Avery Brooks [Benjamin Sisko - N.d.r.].

Non avevo più parlato con Avery, non c'eravamo più visti, quindi è stata una bella rimpatriata. E' stato nel 2012. Ero di buonumore, in effetti, ho rincontrato tante persone che non vedevo da un po'. E' stato in quell'occasione che Dave Zappone si è avvicinato e mi ha detto: "Sto pensando di realizzare un documentario su Deep Space Nine. Non penso che lo farà Shatner, perché ne ha già girati tre, uno dopo l'altro." Quindi mi ha chiesto se volessi essere io lo Shatner della situazione, intervistando i vari membri del cast. Rimasi colpito, perché non avevo mai pensato di fare qualcosa del genere; non era qualcosa che stessi morendo dalla voglia di fare. Gli risposi: "E come lo impostiamo?", e lui: "Non ti preoccupare, lo capiremo strada facendo".


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Ira Steven Behr


Ed andò così?

In buona sostanza sì. C'è voluto un po', ma alla fine è andata così. Perciò, la verità è che gli dissi di sì senza pensarci troppo. Diciamo che è stata una cosa nella quale mi sono imbattuto, che è diventata sempre più importante nel corso degli anni.


Buona parte del documentario era già stata girata, quando avete chiesto aiuto ai fan con una campagna crowdfunding. Ci spieghi meglio come sono andate le cose.

E' successo un paio d'anni dopo. Avevamo già girato la parte con la stanza degli autori; e pensavamo ancora di realizzare un documentario di un'ora. Avevo girato varie interviste, prima della campagna per la raccolta fondi.

Anche il crowdfunding è semplicemente capitato. Mi ha chiamato Dave - ci eravamo fermati per un po', perché nel frattempo hanno realizzato un documentario su Spock - mi chiama e mi dice: "Ci serve una raccolta fondi." Ed io: "Perché mai?", e lui: "Per completare il tutto: ci serve una colonna sonora e delle animazioni per la sequenza nella stanza degli autori." Gli chiedo: "Quanto dobbiamo chiedere?" e lui: "$150.000."

Gli ho chiesto: "E ce la facciamo?" e lui: "Penso di sì". Io gli dissi: "Non voglio iniziare una raccolta fondi se non puoi garantirmi che ce la faremo", ma lui ha risposto: "Sono abbastanza sicuro che ce la faremo." Abbiamo raggiunto quella cifra in appena 29 ore, e così il progetto si è trasformato in un film-documentario.


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Ira Steven Behr alla prima del documentario 'What We Left Behind'


Le interviste ai fan - realizzate perlopiù alla convention di Las Vegas - sono molto illuminanti: considerando che l'aiuto dei fan è stato essenziale, quanto è stato importante coinvolgerli nel documentario e cosa pensa abbiano aggiunto al film?

L'idea di impostare il documentario sul concetto di "famiglia" è nata col tempo. Siamo partiti con gli attori, poi abbiamo incluso gli autori, la troupe e - solo dopo il crowdfunding su Indiegogo - abbiamo coinvolto i fan.

Ho sempre espresso abbastanza chiaramente una certa insoddisfazione nei confronti della fan-base, per la sua incapacità di accettare nuove idee, quando si parla di Star Trek. Si lamentavano in continuazione del fatto che DS9 non somigliasse alle serie precedenti. Perciò, quando lavoravo alla serie, devo dire che ero un po' deluso dai fan. Chiaramente le cose sono cambiate: con lo streaming, il binge watching… è arrivata una nuova generazione di fan. I fan hanno certamente dimostrato la loro buona fede finanziando il documentario, perciò mi sembrava giusto che ne facessero parte, che esprimessero ciò che avevano da dire.

Ho sempre saputo che i militari - anche all'epoca - erano tutti molto pro-Deep Space Nine. Chi ha servito nell'esercito sembra apprezzare le affinità con la serie, e questa cosa l'ho sempre trovata interessante. Però adesso il sentimento si è allargato: ci sono giovani fan, fan più anziani, fan che vengono da fuori. Volevo che tutti partecipassero al documentario, anche nei contenuti speciali. Mi è sembrata un'evoluzione naturale.


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Alexander Siddig alias il Dr. Bashir


Gran parte del film è dedicato ad Avery Brooks ed al suo contributo alla serie, da uomo di colore, figura paterna, regista. Eppure, Brooks è presente solo tramite materiale d'archivio. Quanto è stato coinvolto dietro le quinte? E quanto è stato difficile valorizzare la sua importanza, senza coinvolgerlo direttamente?

La sua importanza all'interno del documentario è emersa sempre più, man mano che ci siamo dedicati al montaggio del film in questo periodo. In effetti, lui è proprio uno degli elementi che danno significato al documentario; non ci siamo sentiti obbligati a renderlo protagonista. Al di là della recitazione, Brooks è importante per questo film anche alla luce di ciò che rappresenta, specialmente dopo tutte le cose che stanno accadendo in questo paese dopo il 2016.

Quando l'ho incontrato per parlare del film… è stato fantastico. Se qualcuno mi avesse detto - dopo quell'incontro - che Avery avrebbe rifiutato di partecipare, non ci avrei mai creduto. E' stato bello rivederlo e siamo rimasti abbracciati a lungo. Quindi non avrei mai pensato che mi avrebbe detto di no. Ma è stata la sua decisione e se non fosse stato per Avery, non sarebbe mai nata l'idea di riunire i vecchi autori della serie per immaginare l'ottava stagione di DS9.

Avery continuava a dirmi: "Amico mio, lo sai che finirai per raccontare sempre la solita storia: le solite interviste in primo piano, come in tutti i documentari."

Questa vocina ha continuato a ronzarmi in testa per anni, ed è per questo che ho deciso di non essere così lineare. Continuavo a dire alla gente: "Non sarà un documentario rivolto a chi non ha mai visto la serie o a chi non frega niente di Star Trek. Non riusciremo a colpire l'attenzione delle persone, facendo così."

Quindi, Avery in realtà è stato coinvolto. Mi spiace non averlo intervistato? Certo. Quale altra serie Trek potrebbe fare a meno di coinvolgere il proprio capitano? Dimmene una. Non puoi, quindi non ti sforzare. Ha rappresentato l'ostacolo perfetto sul nostro cammino: il protagonista che non vuole essere coinvolto. Ma questo ha reso tutto più interessante.


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Il Capitano Sisko (Avery Brooks)


Girando questo documentario, cos'ha imparato su Deep Space Nine che prima non sapeva?

Ho scoperto molte cose. Specialmente grazie alle interviste con il cast, con la troupe… è incredibile la piega che hanno preso certi argomenti. Prima di sederci a fare le interviste, mi sentivo dire cose tipo: "Non ricordo", "Non farmi domande così specifiche", "Non ricordo più i nomi dei personaggi o i titoli degli episodi", "Non farmi esporre così", "Non pensavo più a queste cose da tanto tempo…"

La sensazione era che stessero facendo tutto questo solo perché ero io a chiederglielo, e non volessero dirmi di no. Pochi membri del cast mi sono sembrati realmente contenti di parlare di Deep Space Nine in maniera approfondita. Ma man mano che la conversazione prendeva piede, li ho visti aprirsi. Li ho visti letteralmente impadronirsi della serie. E quello che ho imparato è che molte persone, specialmente quelle creative, forse sono più a loro agio parlando dei fallimenti piuttosto che dei successi. Penso che si siano resi conto di quanto importante sia stata questa serie per tutti loro. Molti si sono commossi e l'ho trovato interessante: è giusto abbracciare qualcosa che ti fa stare bene, anche se sono trascorsi vent'anni.


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Terry Farrell alias Jadzia Dax


Lei ha guidato DS9 verso la serializzazione. Star Trek: Discovery è una serie estremamente serializzata e si dice che la serie su Picard sarà praticamente un film di 10 ore. Prova soddisfazione nel vedere che ha contribuito a creare questo standard, non solo in Star Trek, ma nella TV contemporanea più in generale?

Che Discovery o che Picard siano molto serializzate, non significa molto per me. Voglio dire: come potrebbero non esserlo, nel 2019? Vanno al passo coi tempi. E' facile essere serializzati, oggigiorno. Grazie a Dio sono serializzate, ma varrebbe la pena commentare se non lo fossero.

Serializzare DS9... quella è stata una mossa coraggiosa. Ripensandoci oggi, sono stato proprio str**zo, perché tutti mi dicevano che il pubblico non sarebbe più riuscito a seguire la serie. DS9 andava in syndication [diffusione sulle emittenti locali - N.d.r.] ad orari diversi. Ma a me non fregava niente, io volevo solo realizzare la miglior serie possibile. Posso capire perché alcune delle persone coinvolte - i produttori, gli Studios - posso capire perché fossero così irritate. Posso capire perché lo fosse la fan-base. Ma in quel momento non pensavo alle conseguenze: volevo solo realizzare la miglior serie possibile.


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Un'immagine tratta dall'ipotetica 8° stagione di Deep Space Nine


E cosa le riserva il futuro?

Il mio futuro? Bella domanda. Ho licenziato il mio agente, quindi non lo so. Non ci voleva, proprio ora con i problemi col sindacato degli autori. Sicuramente non penso che sarà un altro documentario: non credo di avere abbastanza giorni davanti a me per occuparmi di un altro documentario per i prossimi sei, sette anni.


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Resta aggiornato sullo sviluppo di 'What We Left Behind' consultando tutti i nostri articoli sul documentario di Ira Steven Behr!


Fonte: StarTrek.com




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