Lo sceneggiatore Roberto Orci svela i retroscena di 'Star Trek' (2009): "Per me non è un reboot" |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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venerdì 10 maggio 2019

Lo sceneggiatore Roberto Orci svela i retroscena di 'Star Trek' (2009): "Per me non è un reboot"

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L'8 maggio del 2009, il franchise di Star Trek riceveva un'iniezione di adrenalina con l'arrivo nei cinema americani del primo film della saga firmato da J.J. Abrams.

Per festeggiare il decimo anniversario dalla nascita del Kelvinverso, TrekMovie ha intervistato Roberto Orci (che ha scritto il film a quattro mani con Alex Kurtzman) scoprendo particolari interessanti sulla genesi del cosiddetto reboot e su alcune scelte alternative prese in esame… incluso il tanto chiacchierato cameo di William Shatner.


Cominciamo dal principio: Quando Paramount ha contatto lei ed Alex Kurtzman - pochi anni dopo l'uscita di Nemesis - avevano già deciso di riportare Star Trek al cinema o stavano solo sondando il terreno?

Stavano sondando il terreno. Ci ha cercati Marc Evans, un funzionario. E' successo prima che J.J. Abrams girasse Mission: Impossible III [film del 2006]. Conosceva la nostra passione per Star Trek, quindi ci chiese: "Avete in mente qualche idea?" e noi rispondemmo di sì. Saremmo tornati alle origini. Non avevamo ancora un quadro preciso, ma sapevamo che tipo di atmosfera ricreare e che dovevamo riportare in scena i personaggi originali, anche se non avevamo ancora capito come realizzare un reboot canonico.

Dopodiché abbiamo realizzato M:I III, ed è stato allora che Paramount ci ha convocati ufficialmente per chiederci se potesse interessarci scrivere un film per Abrams, dato che avevamo lavorato molto bene insieme su Mission: Impossible.


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Alex Kurtzman e Roberto Orci


Paramount ha fissato dei paletti (per esempio: che personaggi usare, in che epoca ambientare il film...) o vi ha lasciati liberi?

Ci hanno dato carta bianca. Non hanno nascosto il fatto di non sapere esattamente come valorizzare Star Trek. L'unica cosa che ci hanno chiesto, è stato di far sì che fosse un film rivolto a tutti e non solo ai fan della prima ora. Quello è stato l'unico paletto.

L'ex-Amministratore Delegato di Paramount, Brad Grey, ha ammesso candidamente di non capirci un'acca di Star Trek. Lo stesso vale per J.J., anche lui ha sempre ammesso di non essere mai stato un fan di Star Trek, prima di dirigere il film e quindi aver studiato a fondo tutto il materiale. Quindi sì, come ho detto, avevamo carta bianca e questo è stato meraviglioso e terrificante allo stesso tempo perché, come diceva il filosofo francese Rousseau, parlando dell'America: la libertà può essere una palla al piede tanto quanto la schiavitù.

Così Alex ed io abbiamo preso la nostra decisione ed abbiamo sviluppato questa idea di un sequel-reboot canonico, che sarebbe stata la soluzione ideale tanto per il nuovo pubblico quanto per chi conosceva già Star Trek alla perfezione.


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Dagli anni '80, i film di Star Trek sono sempre stati realizzati con budget medio-bassi. Eppure, nonostante la cancellazione di Star Trek: Enterprise e la stroncatura di Nemesis fossero ferite ancora fresche, voi avete proposto a Paramount di realizzare un film ad alto budget: avete dovuto insistere molto per ottenerlo?

Paramount è stata molto coraggiosa ed era già entrata nell'ottica di portare il franchise nel 21° secolo con un Blockbuster, sulla scia di film come Transformers e M:I III. Sapevano che per raggiungere un pubblico globale dovevano mettere mano al portafogli. Quindi, tanto di cappello a Paramount per aver sposato questa strategia.

In ogni caso, non abbiamo scritto una sceneggiatura per un film ad alto budget. Avremmo anche potuto raccontare la stessa storia in molti altri modi, più economici. Ma per soddisfare gli appetiti di J.J. e della Paramount, siamo stati ben felici di fare tutto ad un altro livello. Per la verità preferisco sempre fare "con meno", ma non sarei stato certo io a lamentarmi di poter rendere il film ancora più bello.


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Avete mai seriamente preso in considerazione un'alternativa al reboot della Serie Classica con Kirk e Spock?

Avevamo sviluppato un'altra storia, ambientata all'Accademia della Flotta Stellare. Infatti questa idea ha in parte trovato spazio nel film. Praticamente si trattava di una storia all'Accademia della Flotta Stellare, inspirata a quell'episodio di The Next Generation dove Wesley - che è all'Accademia - viene portato davanti ad un tribunale, perché la sua nave è stata coinvolta in un disastro [Si riferisce all'episodio 'Il primo dovere', 5° stagione di TNG - N.d.r.].

Quella storia ci ha ispirati a sviluppare un intero film sui "Giorni dell'Accademia" ma... una volta capito che Paramount ci avrebbe consegnato le chiavi del regno e che potevamo contare sulla partecipazione di Leonard Nimoy, abbiamo allargato i nostri orizzonti.


E questa storia sull'Accademia avrebbe coinvolto Kirk e Spock? 

Sì.


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La versione definitiva della sceneggiatura si basa tutta sul presupposto che Leonard Nimoy avrebbe accettato di partecipare al film. Se si fosse tirato indietro, avevate pronto un piano B?

Per me, non c'è mai stato un piano B. Forse poteva averlo la Paramount, ma per me ed Alex si trattava di avere Nimoy o mandare tutto all'aria. Per questo il nostro incontro con lui è stato di importanza cruciale. Doveva avere un ruolo fondamentale nella storia, altrimenti non avrebbe partecipato. In questo senso, avere pronto un piano B sarebbe stato irrispettoso, nei suoi confronti e nei confronti del franchise.

Senza di lui, non avrei saputo in che altro modo realizzare un sequel-reboot canonico originale. Se hai pronto un piano B, vuol dire che il piano A non è un granché.


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Anni fa, alcuni dei film più apprezzati dal pubblico sono stati dei reboot, per esempio Batman Begins di Christopher Nolan oppure - televisivamente parlando - il reboot di Battlestar Galactica firmato da Ron Moore. Diciamo che all'epoca di Star Trek (2009), i reboot erano un tema scottante.

Il termine reboot lo uso anch'io, perché è così che lo chiamano tutti, ma io non definirei mai quello che abbiamo fatto, un reboot. Io lo considero un sequel. E' un sequel che racconta la storia originale dell'incontro fra questi personaggi, che potrebbe essersi svolta allo stesso modo anche nel canon.

Trovo sgradevole il termine reboot applicato a questo franchise, perché non è così semplice, non trovi? Parlare di un reboot significa gettare alle ortiche tutta l'idea che Spock sia tornato indietro nel tempo per modificare la storia, che è del tutto coerente con le regole di Star Trek definite in precedenza.

Uso la parola reboot perché è quella che usa la stampa, ma per me è una brutta parola, riferita a Star Trek.


E non avete mai valutato l'idea di realizzare un reboot a tutti gli effetti?

Proprio no, neanche per un secondo.


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Lo considera un sequel perché si svolge - in parte - dopo Star Trek: Nemesis? 

Corretto. Uno dei motivi per cui ha funzionato molto bene, è che non devi per forza aver visto i dieci film precedenti. Non è necessario sapere che si tratta di un sequel, ma lo diventa se hai visto i film precedenti.


Ed ora pare che Kurtzman voglia incorporarne alcuni elementi nella nuova serie con Picard

Questo non lo sapevo: ricordami di chiedergli un assegno. [ride]


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Roberto Orci ha raccontato l'antefatto di 'Star Trek' (2009) nel fumetto 'Countdown'


Una volta concordati tutti i punti, scrivere la sceneggiatura è stato più o meno difficile rispetto ai progetti precedenti?

Non è stato affatto difficile, perché eravamo mossi dalla nostra passione ed avevamo ben chiaro il piano da seguire. Nessun ripensamento. Non c'erano altre strade da percorrere: il film è questo, punto e basta. E' stata una delle esperienze più naturali e piacevoli che abbia mai vissuto, come sceneggiatore.


Vi siete trovati di fronte ad idee da scartare o vicoli ciechi, scrivendo la sceneggiatura? 

Certo. In origine, lo Spock di Nimoy avrebbe dovuto fare la sua comparsa già all'inizio del film, sotto mentite spoglie. Il pubblico non avrebbe dovuto sapere chi fosse questo personaggio misterioso al quale i nostri eroi davano la caccia, considerandolo una sorta di "viaggiatore temporale cattivo". Solo dopo si sarebbe scoperto che si trattava di Spock, e che non era affatto "il cattivo" ma era tornato indietro nel tempo per un motivo. Poi però l'idea si è evoluta in quella che vedete nel film.

Un vicolo cieco nel quale ci siamo trovati riguardava il personaggio di Robert April: ci venne in mente di nascondere Spock sotto questo falso nome (o qualcosa del genere), spiegando così le origini del personaggio [Robert April è stato il primo capitano dell'Enterprise NCC-1701, ma lo si è visto solo nella Serie Animata. Il suo nome compare anche in un episodio di Discovery - N.d.r.]. Questa idea tornò a galla ai tempi di Into Darkness, ma alla fine rinunciammo perché ci è sembrata troppo di nicchia.

Inoltre, l'idea originale era quella di introdurre Carol Marcus come fiamma di Kirk già nel primo film, in modo da sviluppare il personaggio nei sequel. Solo che alla fine risultava un po' troppo ingombrante, per quello che avevamo in mente: lo scopo era concentrarsi sull'amicizia fra Kirk, Spock ed il resto dell'equipaggio. Doveva essere la priorità.

Altri cambiamenti sono arrivati quando Paramount ha cominciato a mostrarsi più sicura nei confronti del film, e ci ha chiesto di spingere di più sull'azione. Ad esempio, con la scena sulla piattaforma orbitale. Doveva essere una scena più approssimativa ma, quando ci hanno concesso un budget più alto, l'abbiamo trasformata in una sequenza d'azione vera e propria che nel copione non era prevista. Era più una cosa da raccontare in teoria. Quindi, sono state sviluppate maggiormente le scene d'azione, come ad esempio la distruzione di Vulcano e tutte le riprese in esterni. Tutte quelle cose lì sono state potenziate man mano che cresceva il nostro senso di sicurezza.


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Si sa che avevate previsto un finale alternativo, per permettere a William Shatner di apparire nel film. Quanto vi siete impegnati seriamente a realizzarlo?

Molto seriamente. Alla fine J.J. ha bocciato l'idea, ritenendola troppo orientata ai fan. Sinceramente a me piaceva, e quando ne abbiamo riparlato - tempo dopo - ho avuto l'impressione che forse si fosse un po' pentito di non averla avallata. Però non ne era convinto. Comunque la decisione spettava a lui, e sono certo che se provaste a chiedergli oggi cosa ne pensa, sarebbe ancora indeciso.

Di certo a me piaceva; mi piace molto anche l'omaggio finale a Nimoy che abbiamo scelto, ma quella scena mi piaceva molto e secondo me sarebbe stata organica con il resto del film.


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Avevate anche pensato di inserire una scena bonus dopo i titoli di coda, vero?

Sì, avevamo pensato di mostrare il ritrovamento del Botany Bay in una scena post-credits. Però temevamo che ci avrebbe legato le mani con un sequel che non eravamo certi di poter realizzare. Inoltre, anche qui… sarebbe stata una scena che i non-fan non avrebbero capito, quindi era un'idea da scartare. Per noi era molto importante realizzare un film autoconclusivo, e non vendere la pelle dell'orso prima del tempo.


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E non finisce qui...


La redazione di TrekMovie ha esteso questa chiacchierata con Roberto Orci, toccando altri argomenti quali la risposta del pubblico al film, le idee che - col senno di poi - avrebbe cambiato e quali sono le opinioni dello sceneggiatore in merito al futuro del franchise.

Tutto questo è stato raccolto nella seconda parte dell'intervista che sarà pubblicata nei prossimi giorni.


Fonte: Trekmovie




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