[INCHIESTA] Mito o realtà? Conosciamo il lato oscuro del creatore di 'Star Trek', Gene Roddenberry |   TG TREK - Star Trek News Italia  

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mercoledì 25 settembre 2019

[INCHIESTA] Mito o realtà? Conosciamo il lato oscuro del creatore di 'Star Trek', Gene Roddenberry

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Per gettare un po' di luce su alcune leggende metropolitane che circondano la figura di Gene Roddenberry, vi proponiamo un interessante e controverso articolo scritto da David Klawitter per la video-rubrica 'Truth or Myth'.

L'intento non è quello di sminuire l'uomo o la sua creatura, ma solo quello di smontare alcune fake news... messe in giro dallo stesso Roddenberry.


Un uomo, un mito


Gene Roddenberry è stato un uomo straordinario, ma pur sempre un uomo.

Molti fan di Star Trek tendono a vederlo come una sorta di divinità: in fin dei conti ha creato Star Trek, uno dei franchise più rappresentativi della cultura pop nella storia dell'intrattenimento.

Ma quello su cui non si sofferma mai nessuno è che Roddenberry era un narratore, amava raccontare storie, ed è stato proprio lui a creare alcuni dei miti che circondano Star Trek. Lo scopo di questo articolo non è quello di gettare fango su Roddenberry ed il suo genio, ma solo quello di raccontare come sono andati in realtà i fatti, per dare a ciascuno il giusto merito.

Per smontare alcune di queste fake news, David Klawitter ha attinto a due fonti d'eccezione: Herb Solow e Robert "Bob" Justman.

Solow ha ricoperto il ruolo di vicepresidente dei Desilu Studios, di Paramount Television e di dirigente preposto a Star Trek. Justman è stato co-produttore di Star Trek, ha lavorato con Roddenberry alla prima stagione di The Next Generation ed è stato uno dei suoi più cari amici fino alla fine.

Come terza fonte, sono state prese in esame le memorie pubblicate dal cast della Serie Originale, in particolar modo quelle scritte da William Shatner.


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Gene Roddenberry


Un Primo Ufficiale al femminile


Uno dei miti più conosciuti riguarda il primo episodio pilota di Star Trek, lo 'Zoo di Talos', girato nel 1964.

Come è noto, il tentativo iniziale di Roddenberry non andò a genio al network che tuttavia - con una mossa senza precedenti - gli commissionò un secondo episodio pilota, a patto che rispettasse alcuni paletti. Uno di questi era che il personaggio del Primo Ufficiale donna fosse cancellato, perché ritenuto poco credibile per la società dell'epoca.

Ecco, questa in realtà è una storia messa in giro dallo stesso Roddenberry. Una gran bella storia - non c'è che dire - ma la realtà dei fatti è più complicata di così.

Stando alle dichiarazioni di Herb Solow, Robert Justman e William Shatner, Roddenberry aveva un debole per le belle donne, tanto da aver avuto una breve storia con Nichelle Nichols (il Tenente Uhura) poco prima di iniziare a girare Star Trek, ovvero nello stesso periodo in cui aveva iniziato una relazione stabile, di lungo termine con Majel Barrett.

Nichelle Nichols ricorda che:

All'epoca, Roddenberry avrebbe voluto mantenere una relazione aperta con entrambe… però, quando mi sono resa conto della devozione di Majel verso di lui, ho troncato la storia. Non volevo essere un'amante per la sua amante.


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Nyota Uhura (Nichelle Nichols)


Cosa ha a che vedere tutto ciò con il Primo Ufficiale donna? E' presto detto: Roddenberry era già sposato ed avere Majel Barrett sul set gli avrebbe offerto la scusa perfetta per frequentare la sua amante ogni giorno, senza destare sospetti. Peccato che i dirigenti del network conoscessero perfettamente la situazione e non volessero farsi usare in questo modo da Gene. Oltretutto, una relazione extraconiugale nell'America degli anni '60 destava ancora molto scalpore, e se fosse venuta a galla avrebbe finito per danneggiare il network.

Ultimo ma non ultimo, i dirigenti non vedevano in Majel Barrett una così grande attrice, tale da poter reggere il ruolo da protagonista femminile di una serie TV… così chiesero a Roddenberry di escluderla dal secondo episodio pilota.

Cosa fece Gene? Quello che sapeva fare meglio: imbastì una bella storia che non ferisse i sentimenti di Majel e che anzi la mettesse in risalto. In più, facendo passare i dirigenti del network per i "cattivi della situazione", infiammò in un certo senso la rivolta della fanbase verso gli Studios quando, alla fine della seconda stagione, la Serie Classica corse seriamente il rischio di essere cancellata.

Quindi no, il network non aveva alcun problema con un Primo Ufficiale donna; il problema era proprio Majel Barrett e la sua storia clandestina con Roddenberry.


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Numero Uno (Majel Barrett)


Eppure, Majel Barrett tornò a recitare in Star Trek nei panni dell'infermiera Chapel. Anche qui, Roddenberry amava raccontare una storia che non risponde a verità.

Secondo Gene, bastò che Majel si tingesse i capelli di biondo e si facesse scritturare col nome da nubile per ingannare il reparto casting del network.

Ovviamente le cose non andarono così. Il network sapeva perfettamente chi fosse l'attrice in questione... solo che trattandosi di un personaggio minore, con poche scene da girare e poco tempo da trascorrere sul set, concessero a Roddeberry questo piccolo bonus.


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Christine Chapel (Majel Barrett)


In principio era...


Un'altra storia affascinante partorita dalla fantasia di Roddenberry, è quella che lo vede entrare per la prima volta ai Desilu Studios in tenuta da poliziotto.

Forte della sua uniforme, riuscì a farsi ricevere da Herb Solow, sbatté sulla sua scrivania quella che sarebbe diventata "la bibbia" di Star Trek (il documento che delinea ambientazione e personaggi di una serie TV) e gli ordinò di leggerla, per poi sparire misteriosamente. Scioccato, Solow lesse il documento più e più volte, restandone molto impressionato. Il giorno dopo chiamò Roddenberry ed il resto è storia.

La realtà, però, è molto meno romantica di così: i Desilu Studios navigavano in cattive acque ed erano disperatamente alla ricerca di una buona idea da trasformare in serie TV, per restare a galla.

Nell'aprile del 1964, Roddenberry si presentò da Solow con regolare appuntamento, non certo vestito da poliziotto e con un atteggiamento tutt'altro che spavaldo.

Lo stesso Solow ricorda così quel giorno:

La prima impressione che mi ha dato Gene è stata quella di uno spilungone trasandato, che non aveva ancora imparato bene a vestirsi da solo. Era timido e spesso parlava borbottando.


Davvero tutta un'altra storia, non trovate?


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Herb Solow e Leonard Nimoy


A ciascuno il suo…


Come se non bastasse, Roddenberry amava prendersi meriti che non sempre aveva.

Per esempio fece così con il tema musicale che fa da sigla alla Serie Classica: se osservate attentamente, leggerete che Roddenberry appare come co-creatore del testo.

Perché lo ha fatto? Be', perché le royalty costituivano un'entrata molto utile per le tasche di qualcuno come Roddenberry, all'epoca. Perciò, dopo che il tema musicale venne registrato, Gene aggiunse un testo allo spartito includendosi fra i percettori delle royalty, anche se non aveva avuto niente a che fare con la creazione del tema musicale in sé. Il testo del brano non venne mai utilizzato e lo conoscono solo i più esperti fra i fan hardcore.

In realtà tutto il merito per la sigla della Serie Classica spettava ad Alexander Courage, che si vide costretto a dividere la sua percentuale con Roddenberry. A Courage spetta anche il merito di aver creato molti degli effetti sonori della Serie Classica, come il famoso swoosh che si sente quando l'Enterprise passa sullo schermo durante la sigla (si tratta di un suono prodotto dallo stesso Courage... semplicemente soffiando sul microfono)!

Non stupisce quindi che il compositore, deluso dal comportamento di Roddenberry, abbia musicato solo i primi episodi della serie, per poi lasciarsela alle spalle senza mai guardarsi indietro.


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Alexander Courage


Una cosa del genere accadde durante la stesura dell'episodio 'Il filtro di Venere'. Steve Kandall e Roddenberry stavano valutando varie idee per la storia; la scelta ricadde infine sull'idea di Kandall che, qualche settimana dopo, consegnò la sua sceneggiatura a Gene per sottoporla alla sua supervisione. Roddenberry gli disse che avrebbe cambiato solo piccole cose ed in effetti così fece, solo che - nonostante le sue modifiche fossero marginali - si firmò come autore della storia. Cosa assolutamente non vera.

Persino una delle frasi più rappresentative di Star Trek, come "Dove nessuno è mai giunto prima" - di cui Roddenberry si è spesso intestato la paternità - fu in realtà ideata da Sam Peeples, che scrisse il secondo episodio pilota intitolandolo Where no man has gone before (in italiano è stato tradotto in 'Oltre la galassia').


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A questo punto bisogna ricordare che Roddenberry scrisse delle linee guida (uno o due paragrafi) nei quali veniva spiegato su cosa dovesse basarsi una storia di Star Trek. Queste note venivano fornite a tutti gli autori che avrebbero dovuto scrivere un racconto per la serie TV, ed andavano seguite scrupolosamente.

Il problema è che Roddenberry utilizzò spesso le sue linee guida per rivendicare la paternità delle storie create seguendo quei princìpi. Nacquero così tante dispute a causa di questo comportamento, che la stanza degli autori di Star Trek cominciò a svuotarsi di autori importanti per riempirsi di scrittori alle prime armi, ai quali importava solo di incassare l'assegno.

John D.F. Black (autore di 'Al di là del tempo') era talmente arrabbiato con Roddenberry che, alla scadenza del suo contratto, stappò una bottiglia di champagne per festeggiare il fatto di non dover più lavorare per lui.

Roddenberry ovviamente si prese il merito di aver creato molti capisaldi della serie, come i Klingon e la loro cultura (farina del sacco di Gene Coon) ed il diario del capitano (un trucchetto narrativo per velocizzare l'esposizione della trama, ideato in realtà da Solow).


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Gene Coon


Il Dottore riceve...


Un altro mito fomentato dai racconti di Roddenberry riguarda DeForest Kelley (il Dr. McCoy) e la sua assenza dai due episodi pilota di Star Trek. Il network non voleva Kelley come ufficiale medico capo dell'Enterprise e fu solo per l'insistenza di Gene che cedettero alle sue richieste, specialmente dopo che lo stesso Roddenberry lo scritturò per l'episodio pilota di un'altra serie TV.

Anche in questo caso, le cose non andarono proprio così: l'unico motivo per cui DeForest non venne preso in considerazione per i due episodi pilota di Star Trek, è semplicemente che Roddenberry non aveva fatto il suo nome. Fu solo dopo averlo visto recitare in un altro episodio pilota invenduto, che Gene ne colse il potenziale e lo propose come membro del cast regolare…


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Il Dr. McCoy ( DeForest Kelley)


Una storia vera


Roddenberry era dunque una sorta di bugiardo patologico? No. Una storia che non ha mai "imbellito" - ad esempio - è quella sul rinnovo in extremis della terza stagione di Star Trek, che lo portò a fare un passo indietro dalla serie.

Eppure, con lo show rinnovato per un terzo anno, Roddenberry sembrava rinvigorito e deciso a sfruttare al meglio questa possibilità. Perché non accadde nulla di tutto ciò?

Perché il network - nel rimescolare il palinsesto - assegnò Star Trek alla seconda serata del venerdì: fascia oraria nota come "il cimitero delle serie TV".  Ovviamente, non molti spettatori di Star Trek (composti principalmente da teenager e ventenni) sarebbero rimasti chiusi in casa il venerdì sera a guardare la televisione, e questo avrebbe condannato la serie ad una lunga e dolorosa agonia.

Con una mossa disperata, Gene pose il network di fronte ad un aut aut: se non avessero riportato Star Trek nella sua fascia oraria originaria, avrebbe abbandonato la guida creativa della serie, occupandosi solo del minimo indispensabile.

Il network non arretrò di un millimetro e Roddenberry si vide costretto a tener fede alla sua minaccia, come racconta lui stesso:

Mi ritrovai fra l'incudine e il martello. Se non avessi fatto un passo indietro, i dirigenti del network non mi avrebbero mai più preso sul serio. Sarei diventato una barzelletta. Ed andando via io, Star Trek sarebbe di sicuro morto alla fine della terza stagione.


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Gene Roddenberry


Di conseguenza, con una quarta stagione di Star Trek tutt'altro che scontata, Gene preferì attuare la sua minaccia e non perdere credibilità con i dirigenti del network, con i quali avrebbe potuto collaborare in futuro su altri progetti. Questo fu il colpo di grazia per la Serie Classica di Star Trek, che divenne il fenomeno globale che tutti quanti noi conosciamo solo negli anni a seguire, grazie alle repliche trasmesse dalle emittenti locali americane dopo la sua cancellazione.


Perché?


Questi sono solo alcuni dei miti che circondano Roddenberry, e sono certo che l'articolo abbia suscitato sentimenti contrastanti nella fanbase. L'autore originale di questo report, David Klawitter, spiega così le motivazioni che lo hanno spinto a scriverlo:

Be', per prima cosa, molte persone chiedono spesso informazioni sul dietro le quinte di Star Trek, e parlare di Roddenberry sembrava un ottimo punto di partenza.

Nessuno vuole sminuire la sua creazione, ma la gente spesso dimentica che dietro a Star Trek ci sono state anche molte altre persone, e Roddenberry non è l'unico responsabile per la sua grandezza. La verità merita di essere conosciuta per dare a ciascuno i giusti meriti. Capisco bene che alcuni saranno rimasti scioccati da come ho parlato di un uomo che considerano una sorta di dio, ma la verità è la verità (e qual è il primo dovere di ogni buon ufficiale della Flotta Stellare, se non ricercare la verità?)

In definitiva, Roddenberry è stato un grande uomo - nessuno lo mette in discussione - ci ha donato Star Trek e per questo non sarà mai dimenticato… ma ricordate, era solo un uomo.


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Zefram Cochrane (James Cromwell)


Come direbbe Zefram Cochrane: "Lasciamo il giudizio alla storia"


***

Per approfondire l'argomento, vi consigliamo l'ottimo documentario di William Shatner intitolato 'Chaos on the bridge' (disponibile in Blu-ray e DVD su Amazon), che si concentra sui difficili primi anni di vita di The Next Generation, resi ancora più difficili dal rapporto conflittuale fra Gene Roddenberry, gli autori e la Paramount Pictures


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Il documentario Choas on the bridge è
disponibile su Amazon


Fonte: Treksphere




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